"Odissea". Le avventure di Ulisse

Backstage: sul set del film di Franco Rossi

Condividi

Dallo scrigno delle teche Rai, un prezioso documento del 1968, girato sul set della miniserie tv, la prima produzione Rai realizzata a colori, trasmessa sul piccolo schermo nel 1969 in 8 puntate, tratta dal poema epico L’Odissea di Omero. 
Narra, come tutti abbiamo letto e studiato, le vicissitudini dell’eroe Odisseo (Ulisse) che, finita la guerra di Troia, intraprende l’avventuroso viaggio per ritornare in patria, l’isola greca di Itaca.
Un’operazione cinematografica molto ambiziosa per l’epoca, una vera e propria scommessa che la Rai seppe gestire con grande professionalità. Ne affidò la regia a Franco Rossi, coadiuvato da Piero Schivazappa e Mario Bava, sotto la supervisione del responsabile di produzione dell’Azienda Vittorio Bonicelli. La traduzione dei versi greci venne affidata a Rosa Calzecchi Onesti mentre ogni puntata veniva introdotta dal poeta Giuseppe Ungaretti.  
La scelta dei protagonisti, nelle intenzioni del regista, doveva privilegiare attori non troppo conosciuti dal grande pubblico: per il ruolo di Ulisse, si pensò a Bekim Fehmiu, albanese, laureato all’Accademia delle Belle Arti di Belgrado che aveva recitato con importanti attori e registi jugoslavi, europei e americani. Nel filmato che vi proponiamo viene intervistato insieme all'attrice francese Juliette Mayniel che interpreta Circe. Unica eccezione al piano registico Irene Papas, perfetta nei panni di Penelope.
La versione cinematografica dell’Odissea si articola, come il poema omerico, in due tronconi. Nel primo, il ritorno del reduce, l’ambientazione è Itaca, i personaggi sono Ulisse, suo figlio Telemaco, Penelope e i Proci. E’ la parte più realistica. L’altro troncone si configura invece come un “grosso inserto fantastico": le varie vicissitudini e gli ostacoli che incontra nel suo viaggio che lui stesso racconta ad Alcinoo, re dei Feaci. 

Per quanto riguarda la parte realistica, è stato più facile cercare attraverso un’elaborazione e uno studio di tutti i suggerimenti omerici per tentare una ricostruzione dell’ambiente dell’epoca e dei luoghi: la Grecia del 2000 a.C., Itaca. Per la parte fantastica, lì la fantasia è libera. Ci siamo basati su suggerimenti arrivati da più parti, da varie fonti
Franco Rossi

Gli attori non parlano in versi, ma è l’unico elemento che lo sforzo realistico di questa produzione concede. 

No, non parlano in versi. […] Ma, se Ulisse lancia una freccia, è una vera freccia che lancia; Se Ulisse incontra una maga, è una maga. Ma è una maga nella dimensione di chi ha scritto il poema, circa 3000 anni fa. Alla fine tutto ciò che risulta sullo schermo è autentico e vero
Vittorio Bonicelli, dirigente Rai incaricato di seguire la produzione

Abbiamo esempi recenti, Il primo re di Matteo Rovere, in cui si è voluto, anche con un certo successo, riprodurre i dialoghi nella lingua dell’epoca in cui si svolge il racconto, il latino arcaico. Negli anni '60 non si osò nemmeno abbandonare la prosa e probabilmente il pubblico televisivo di allora non era pronto a rispondere positivamente a una sollecitazione decisamente ardita. Tuttavia nell’Odissea di Franco Rossi i versi di Omero riecheggiano nitidi nel fraseggio un po’ aulico della sceneggiatura. La poesia omerica rimane il cemento narrativo di tutta la produzione.
La lavorazione del film, non solo per le questioni legate alla lingua, fu lunga e complessa, da kolossal hollywoodiano. L’esperienza però venne messa a frutto e qualche anno dopo, nel 1971, la Rai produsse una seconda miniserie ispirata all’altro caposaldo della letteratura arcaica della nostra tradizione: LEneide, sempre con la regia di Franco Rossi. Un “piccolo modello da seguire”, si diceva in Azienda, realizzato nel segno di una sempre maggiore collaborazione fra cinema e tv e reso economicamente possibile dalla collaborazione tra enti televisivi di diversi paesi europei oltre che tra tv e cinema italiani.