"Corri uomo corri", il western politico di Sergio Sollima

    A 100 anni dalla nascita del regista romano

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    Non sempre la vittima è quella che sta davanti alla canna della pistola
    Sergio Sollima

    Il 17 aprile 2021 Sergio Sollima avrebbe compiuto 100 anni. Conosciuto da tutti come il "padre" dello sceneggiato televisivo Sandokan, che la Rai mandò in onda nel 1976 con grande successo di pubblico, Sollima fu molto di più.  

    Nato nel grembo della scuola di cinematografia del Centro Sperimentale di Roma, attivo nelle fila della Resistenza della Capitale, giornalista, sceneggiatore e drammaturgo. Una lunga carriera iniziata in teatro: L'uomo e il fucile (1948), Gli uccisori (1950), I pallinisti, Il destino si chiama A sono solo alcuni dei titoli delle sue opere teatrali che negli anni Cinquanta portò in scena, prima con la compagnia T58 (insieme a Gianni Agus, Valeria Moricone, Franca Rame), poi con la successiva T59 (con France Valeri, Ugo Tognazzi, Gisella Sofio, Luisella Boni). 

    Entra nel mondo del cinema dalla porta di servizio, da aiuto regista, con il film di Mario Costa Triete mia (1951) per esordire dietro la macchina da presa nel film collettivo L'amore difficile (1962), in cui dirige Enrico Maria Salerno e Catherine Spaak nell'episodio Le donne


    Sergio Sollima (1921 - 2015)

    E' stato Quentin Tarantino a definirlo "uno dei più grandi cineasti dello spaghetti western insieme a Sergio Leone e Sergio Corbucci". Nonostante l'amicizia fraterna con Leone, il western di Sollima poco ha a che fare con il genere "spaghetti". La critica oggi è concorde nel classificare il cinema di Sollima con l'aggettivo "politico", incentrato su tematiche e battaglie sociali, ispirato a personaggi rivoluzionari come Che Guevara, scrupoloso nel tratteggiare la personalità e il carattere dei suoi protagonisti. 

    Mi ha sempre intrigato l'influenza che esercita la società sull'individio e viceversa. Questo tema, molto presente nei miei film, mi appassiona perché si manifesta quasi sempre in forma di azione violenta Sergio Sollima

    I personaggi dei film di Sollima lottano e uccidono non per il gusto di farlo ma per prendere le distanze dai potenti, vili e mediocri, che usano il loro denaro e la loro posizione sociale per sottomettere e umiliare. Quello che veramente interessa il regista non è la spettacolarità dell'azione o dell'esibizione muscolare ma spiegare come si riesca a lottare per la propria sopravvivenza, prendendo coscienza di chi siano realmente i nemici in una società che Sollima, velatamente ma con brillanti escamotage narrativi, giudica essenzialmente immorale. Per questo il contributo di Sergio Sollima al genere western europeo va visto in una prospettiva qualitativa più che quantitativa.

    I titoli infatti sono tre: La resa dei conti (1966), Faccia a faccia (1967) e Corri, uomo, corri (1968) di cui vi proponiamo un documento unico, tratto dalle teche della Rai, realizzato sul set di Corri, uomo, corri nel 1967

    Protagonista del terzo western di Sollima è il picaro Cuchillo Sanchez interpretato, anche qui come nel precedente La resa dei conti, dall’attore Tomas Milian affiancato dall'attrice Chelo Alonso nei panni di Dolores. Gli ingredienti del western all’italiana ci sono tutti: facce di pistoleri, insegne di saloon, strade polverose che attraversano il villaggio per finire nel nulla, cavalli e carri. In realtà il film mantiene del western solo la forma. La chiave scelta da Sollima fa da contenitore ad un’avventura che ha come protagonista un subproletario messicano astuto ed ignorante, sempre in fuga e braccato da tutti, forze dell’ordine e sedicenti “rivoluzionari” messicani.


    Tomas Milian sul set di "Corri, uomo, corri" nel 1967

    Ora si scrivono tesi di laurea su quei film quando allora, quando uscirono al cinema, non meritarono nemmeno una riga da parte dei critici. Però mi faceva piacere che i giovani che manifestavano nel '68 avessero capito che il film l'avevo fatto per loro
    Sergio Sollima