Alberto Sordi

    Alberto Sordi

    Se ritornerai, ritornerà

    Alberto Sordi

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    Amatissimo o detestato. Considerato uno dei più grandi attori italiani di sempre. Capace di interpretare come nessuno, l'italiano tipico, con tutti i suoi vizi. Mattatore indiscusso della commedia all'italiana e simbolo incarnato della romanità. Ma sopra ogni cosa, nella sua personale ricerca di tipi umani, Alberto Sordi ha avuto la capacità, gli è stato rimproverato, di far vergognare lo spettatore, che guarda a lui come in uno specchio, riconoscendo i propri difetti, le bassezze, l'umanità deteriore. Questo era Alberto Sordi. Era nato il 15 giugno del 1920, 99 anni fa. Nel cinema ebbe una carriera lunghissima e prolifica, circa 200 film: ma fu anche voce bianca della Cappella Sistina da giovinetto, comparsa di Cinecittà, doppiatore di Ollio del celebrato duo comico di Stanlio e Ollio e poi ancora attore di teatro, rivista, radio, per approdare al cinema con decine di film minori. E finalmente, anche se quel film non ebbe grande successo di pubblico, approdò al cinema d'autore con Lo sceicco bianco, di Federico Fellini nel 1952. L'anno dopo, fu sua, la parte da attore non protagonista del film I vitelloni, anche questo di Federico Fellini e nel 1954 recitò in uno dei suoi film più amati e citati ancora oggi, Un americano a Roma di Steno:

    Spaghetto m'hai sfidato e io me te magno!
    Nando Moriconi

    Quando nacque la commedia all'italiana Alberto Sordi era pronto. Poteva diventare l'interprete ideale, avendo dato prova, già nei film precedenti, della sua grande capacità di rendere vive,credibili, pulsanti, le diverse tipologie dell'italiano. Nel 1959 dimostrò fino in fondo di che pasta era fatto con il film La grande guerra di Mario Monicelli, in coppia con un altro grandissimo attore, Vittorio Gasmann, film che ebbe anche la Nomination all'Oscar come miglior film. I due personaggi protagonisti del film partono bassi, sono due poveri disgraziati, pavidi e senza onore. Ma con un di colpo di reni recitativo e sostanziale, ribaltano il senso dei loro personaggi, riscattandone lo spessore umano. Busacca e Iacovacci, il romano e il milanese, amici sul fronte italiano del Piave, durante la Prima Guerra Mondiale, cambiano il finale apparentemente già scritto, del film e delle loro vite, con un moto di orgoglio e dignità. E la commedia diventa tragedia. Poi di nuovo un personaggio "odioso" nel film Il vigile, di Luigi Zampa del 1960, dove interpreta un uomo spietato con gli umili e servile con i potenti. L'anno successivo Una vita difficile di Dino Risi e nel 1963 Il boom di Vittorio De Sica, due personaggi che creano imbarazzo per la loro pochezza. Negli anni Sessanta Alberto Sordi diventò medico due volte nel film Il medico della mutua del 1968 di Luigi Zampa e Il prof. dott. Guido Tersilli...del 1969 di Luciano Salce. Un salto indietro per parlare di un piccolo delizioso film del 1957, Arrivano i dollari di Mario Costa, che negli anni ha assunto i contorni di un'opera di culto. Un film divertente, con una serie di battute diventate nel tempo tormentone: "Mangia le cocce de noce" o "Metti le scarpe strette!". Qui Sordi è un comico puro e il film funziona ancora oggi. Tra i i tanti, un altro grande film dell'attore romano è Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli del 1977. Secondo la critica assieme a La Grande Guerra, è uno dei suoi film migliori. Una parte solo drammatica, che mette in luce tutte le sue capacità recitative. Un film che racconta senza chiaroscuri la tragedia personale e quella sociale dell'Italia di fine anni Settanta. Sono dello stesso periodo anche Detenuto in attesa di giudizio di Nanny Loi del 1971 e Lo scopone scientifico di Luigi Comencini del 1972. Dal 1966 diresse 18 pellicole, la prima: Fumo di Londra. Continuò a lavorare anche negli anni Ottanta ma per molti critici non raggiunse più i livelli del passato. Da non dimenticare, Il marchese del Grillo, di Mario Monicelli del 1981, col quale scrisse ancora una volta, una pagina di grande romanità:

    Io sò io e voi non siete...
    Marchese del Grillo

    La romanità di Alberto Sordi per alcuni è stato anche il suo limite. Una delle ragioni per cui, nonostante fosse un grande attore, non ha avuto una carriera internazionale.
    Molto prolifico anche in radio, Alberto Sordi inventò dal 1946, la satira dei Compagnucci della parrocchietta e il personaggio di Mario Pio: "Sono il vostro Mario Pio, parli tu o parlo io?" E molti altri. Gli piacevano le ospitate in televisione. Cantava, si esibiva, rispondeva volentieri alle domande. Tra le tante si ricorda il famoso duetto con Mina nel 1966 a Studio Uno, con il testo Breve amore, scritto da lui stesso, una traduzione dell'originale inglese You never told me e la partecipazione al Festival di Sanremo del 1981 con la canzone E và e va :

    Te c'hanno mai mannato a quer paese?
    Alberto Sordi

    Dal 1979 in poi confezionò un programma ideato da lui, Storia di un italiano, in cui presentava se stesso e il suo meglio di.
    Estroverso e mondano, Alberto Sordi era in verità molto geloso della sua vita privata. Si sa poco. Non si è mai sposato. Si dice che amasse una splendida attrice, già impegnata e che il loro fosse un amore impossibile. Si dice. Viveva con i fratelli in una bella villa dalle parti di Caracalla. Era cosa nota. Per i romani era normale, e lo è ancora, passando di lì, mandare un saluto ideale, all'attore e all'uomo simbolo della città. Ciao Alberto.
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