Torna a speciale Massimo Troisi, la maschera dello scugnizzo timido

    Troisi Poeta Massimo

    Una mostra celebra il grande attore a venticinque anni dalla scomparsa

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    Troisi poeta Massimo, è una mostra fotografica e multimediale, organizzata dall'Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film, in collaborazione con Archivio Enrico Appetito, Rai Teche, Cinecittà si Mostra come omaggio all'attore e regista Massimo Troisi in occasione dei 25 anni dalla sua scomparsa. L'esposizione, a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi e la supervisione di Stefano Veneruso, sarà aperta al pubblico a ingresso gratuito al Teatro dei Dioscuri al Quirinale di Roma, dal 17 aprile al 27 ottobre 2019.

    Le telecamere di Rai Cultura sono andate a curiosare tra gli oggetti e i filmati che parlano di Troisi, della sua carriera e della sua vita privata. 

     

    Troisi poeta Massimo arriva a venticinque  anni dalla scomparsa dell’attore. Un anniversario che registra la mancanza, all’arte e al pubblico, di un artista popolare nel senso più vero e nobile. E registra quanto Troisi in questo tempo si sia affermato in modo sorprendente come un Mito, e in modo indiscutibile. Sorprendente perché la sua traiettoria è stata un lampo: la carriera di Troisi dura vent’anni, tra una folgorante ascesa teatrale, la fama in tv, appena quattro (o cinque) film da regista, e una morte quando un uomo si definisce ancora giovane.

    Ma oggi è impossibile non parlare di Troisi come uno dei più grandi attori di sempre del cinema italiano; come un grande narratore di storie; un grande regista indipendente, e di enorme successo.

    Un comico che suscita il riso anche nei ragazzi di oggi, visto rivisto e imitato. Un autore i cui sketch in tv, i film, le interviste, continuano a essere visti e frequentati. Un personaggio che strappa sorriso e commozione immediati, come succede ai veri grandi, che si chiamino Totò, Eduardo, Mastroianni, Scola.... Questa grandezza non poggia solo su un talento comico straripante e naturale. C’è dietro un di più di pensiero, di consapevolezza, di sensibilità, di poesia. Questo ‘di più’ è il tema di fondo che sin dal titolo la mostra Troisi poeta Massimo vuole raccontare.


    Troisi poeta Massimo, è un percorso tra fotografie private, immagini d'archivio, locandine, audiovisivi, installazioni audio-video, e carteggi personali inediti che condurranno il pubblico nell'animo umano di Massimo. Un Pulcinella senza maschera, come è stato definito, naturale erede di Eduardo e capace di attualizzare la tradizione partenopea, sfuggendone i cliché. Oltre 80 fotografie - provenienti da archivi familiari e di amici e colleghi, dall’Archivio storico Luce, le Teche Rai e l’Archivio Enrico Appetito (con le foto dai set di Mario Tursi), e altri fondi foto-cinematografici - una carrellata di ricordi che, attraverso musica e immagini, mette in risalto la poetica, le tematiche, le passioni e i successi di uno dei più grandi attori italiani. Un “mito mite”, un antieroe moderno e rivoluzionario, che più di altri ha saputo descrivere, con sincerità, leggerezza e ironia, i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni.

    L’esposizione è suddivisa in cinque ambienti, che raccontano il percorso umano e artistico di Troisi in sequenza cronologica.
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    .La prima sala racconta l’infanzia e la vita familiare di Massimo. La nascita a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953, in una casa divisa con genitori, cinque fratelli, nonni, zii e rispettivi figli, un gruppo di 16 persone da cui nascerà uno spiccato senso di comunità e, per dirla con Troisi, la capacità di essere vittima di attacchi di solitudine in ambienti con meno di quindici persone.
    La sala procede con le foto, le locandine, i documenti dedicati a La Smorfia, il gruppo Troisi-Arena-Decaro che dal 1977 al 1980 incendierà locali, discoteche, trasmissioni televisive e infine i grandi teatri italiani, con una comicità dialettale capace di toccare tutta una nazione. 
     
    La seconda sala ci racconta La Smorfia in TV, ossia un’epifania, il momento in cui davvero tutta Italia si accorse di questo fenomeno. Cominciò con Non Stop di Enzo Trapani, una trasmissione divenuta mitica, che lanciò nomi come Carlo Verdone e gruppi come I gatti di Vicolo dei Miracoli, i Giancattivi, (cioè i laboratori dei più grossi successi del cinema degli anni ’80). Una fucina di talenti, ma è proprio Verdone a raccontarci in un’intervista quanto l’apparizione di Massimo gli risultasse superiore, fuori quota, di un talento clamoroso.

    La terza sala ci porta dentro il cinema di Massimo Troisi. Con foto dei set, locandine, documenti, due touchscreen per vedere interviste ad attori e registi, la sala grande dei Dioscuri racconta il percorso dal successo inatteso e irresistibile di Ricomincio da tre (1981) all’incanto postumo e planetario de Il postino (1994). 

    In mezzo c’è una regia che non fa sfoggio di virtuosismi – come non ne fa mai l’attore Troisi – semplice, essenziale, con dei tempi perfetti. C’è uno sceneggiatore che con Anna Pavignano cuce testi che dicono molto anche con silenzi, sospensioni, interruzioni. E affrontano argomenti non facili: le insicurezze dei giovani, la psicologia femminile, l’estraniamento (di un migrante, come di uno che si ritrova all’improvviso nel 1400…), l’amore, la politica. Un cinema, come è stato detto, di impegno civile, ma mai dichiarato, mai esposto.

    Troisi si è sempre sentito a disagio a definirsi regista o autore. In questa sala vediamo quale ricerca ci sia dietro la sua evoluzione registica. Vediamo un precisarsi di scrittura e temi nel rinnovato successo di Scusate il ritardo (1983) con un antieore generazionale. Vediamo lo spostarsi in tempi storici, dal picaresco ‘1400-quasi millecinque’ di Non ci resta che piangere (1984) a fianco di Roberto Benigni (e bastano le foto in mostra a far ridere) al fascismo di Le vie del Signore sono finite (1987). Al passaggio fondamentale attraverso e con Ettore Scola in tre film: Splendor (1988) e Che ora è (1989), dove le immagini a fianco di Marcello Mastroianni suggeriscono quasi un passaggio di testimone e una parentela tra attori, e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), con immagini splendide di Troisi-Pulcinella. Scola chiamerà Troisi ‘il nostro attore dei sentimenti’, e non ci sarebbe definizione più esatta per descrivere la sensibilità e la gamma di passioni che Troisi lascia nel suo cinema. E il film che segue è forse il più bel film sul sentimento dell’amore di tutta una generazione: Pensavo fosse amore invece era un calesse (1991), un altro successo, e il passaggio a un cinema ancor più intimo, più autoriale.


    Il film che è insieme il punto di arrivo di una ricerca matura e poetica, e la possibile ulteriore apertura verso una nuova fase, come spesso capita all’artista Troisi, è Il postino, che nella mostra viene raccontato da un’installazione: una grande parete che da un lato ospita una gigantografia dal film, e l’esposizione della bicicletta su cui il giovane postino Mario porta la corrispondenza al poeta Pablo Neruda. Dall’altro lato ricrea un ambiente domestico e familiare, come in un film di Massimo, con documenti e riviste, e un giradischi che riproduce canzoni di Pino Daniele dai suoi film.

    Un ultimo spazio è dedicato alla proiezione di parti inedite del backstage che Stefano Veneruso ha realizzato durante le riprese de Il postino. Un controcampo toccante dell’atmosfera di divertimento, poesia e complicità vissuta sul set da Troisi con Philippe Noiret, Renato Scarpa, Maria Grazia Cucinotta, il regista Michael Redford, i collaboratori storici.
     
    Nell'intervista Stefano Veneruso, regista e  nipote di Troisi, che ha collaborato all'allestimento della mostra, spiega la genesi dell'evento:

     

    Troisi Poeta Massimo nasce da questo presupposto cioè di mettere insieme gli inediti che sono anche poesie e video privati, fatti in casa, prove di cose che avrebbe voluto raccontare al suo pubblico.

     

    Racconta anche gli aneddoti che lo legano allo zio, attore, regista e nel privato anche poeta:
     

    Massimo mi fece il regalo della vita. Io volevo fare questo come lavoro, avevo 24 anni e lui mi regalò la sua videocamera


    Non solo, Troisi lo portò con sé sul set de Il Postino dandogli così la possibilità di cimentarsi con la telecamera girando il backstage del film che valse a Troisi la nomination all'Oscar come migliore attore protagonista nel 1994.