Candida Lina

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    Oscar alla carriera

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    Inconfondibile Wertmüller, sempre vestita di bianco e con gli eterni occhiali dalla montatura altrettanto candida. Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, meglio nota come Lina Wertmüller, è l’unica regista italiana di valore della sua generazione. Il 27 ottobre riceverà un Annual Governors Award, in breve un Oscar alla carriera insieme a David Lynch, Geena Davis e Wes Studi. Un bel riconoscimento all’età di 91 anni. Anche se, nella sua vita professionale, questa regista originale, l’Oscar lo aveva già sfiorato. Accadde nel 1977, quando ricevette tre nomination per Pasqualino Settebellezze, per il miglior film, per il miglior regista e per la migliore sceneggiatura originale. Prima donna in assoluto a ricevere la nomination come miglior regista. Ricordata, a torto, per i lunghissimi titoli dei suoi film, più lunghi del suo nome di battesimo, Lina Wertmüller ha esordito nel cinema come aiuto regista di Federico Fellini nei due film La dolce vita e 8 e mezzo rispettivamente del 1960 e del 1962. La sua opera prima fu I basilischi, del 1963, il racconto di un gruppo di amici del sud Italia, indolenti e poveri in canna. Ma il periodo d’oro di questa regista furono gli anni Settanta, anche grazie al sodalizio fortunato con Giancarlo Giannini. Nacquero così delle opere che si ricordano certo per i titoli infinitamente lunghi ma anche per i contenuti, che si sono sempre discostati dalla cinematografia a lei contemporanea. Mimì metallurgico ferito nell’onore, del 1972.  Film d'amore e d'anarchia - Ovvero "Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza...".del 1973, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto del 1974, Pasqualino settebellezze del 1977,  La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia del 1978 e Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici  del 1978. Intelligente, curiosa, libera di spaziare tra le tematiche sociali e politiche del momento, sempre e comunque addentro al suo tempo, la regista ha raccontato il mondo, attraverso il suo sguardo personale, volutamente equidistante, spesso ed erroneamente interpretato come esclusivamente politico. Ha fatto incontrare e scontrare l'operaio e il borghese, in tempi in cui la lotta di classe non era solo uno slogan. E le classi sociali non erano solo una parola. Benvenuto quindi questo riconoscimento al cinema italiano, a una donna di talento, a un cinema che ha parlato un linguaggio nuovo, che ha scardinato persuasioni e ha  buttato sul tavolo dubbi e incertezze. Che con la cifra di una profonda ironia, ha fatto riflettere.

    Senti un po’, brutta fitusa borghese carugnona: ma tu lo fai apposta per farmi sentire ignorante con ‘ste parole difficili! Ma questa cosa che porcheria è, che nun te capisco? ! Che caspita sarebbe?
    Giancarlo Giannini

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