"Parigi brucia?"

Un'intervista a René Clément del 1967

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Un cast con stelle di prima grandezza:  Jean-Paul Belmondo, Charles Boyer, Alain Delon, Jean-Pierre Cassel, Bruno Cremer, Leslie Caron, Orson Welles, Philippe Noiret, Claude Dauphin, Kirk Douglas, Glenn Ford, Georges Géret, Yves Montand, solo per citare i nomi più famosi. Ma il vero protagonista dei fatti storici che il colossal di guerra Parigi brucia? (1966) racconta, è l’attore Gert Frobe (il Goldfinger di James Bond) che qui veste i panni del generale nazista Von Choltitz che, di fronte al fatto che la Germania stesse oramai combattendo una guerra senza speranza, decide di disubbidire agli ordini del fürer e salvare la capitale francese dalla distruzione. 
In questa intervista, realizzata dalla Rai nel 1967, parla il regista di Parigi brucia?, René Clément (1913-1996) che già nel 1945, con il suo primo lungometraggio Operazione Apfelkern, aveva affrontato le difficoltà che si incontrano quando si decide di realizzare un film che descrive fatti storici realmente accaduti. 

Quando mi hanno proposto di firmare la regia di questo film, ho esitato molto. […] Fare un film storico su personaggi tuttora viventi è difficile perché nel film vogliono ritrovare tutti gli atti che hanno compiuto. […] In questo caso però tutti hanno convenuto che Parigi brucia? è assolutamente fedele alla realtà dei fatti come si sono svolti. Sono lieto di poter dire che tutti, fino al generale De Gaulle, hanno approvato il mio film

Da sempre innamorato del mondo del cinema, René Clément fin da giovanissimo, trova lavoro come aiuto regista e operatore, incurante di mettere a frutto la sua laurea in Architettura. Le prime esperienze da regista le fa negli anni Trenta in Africa e in Arabia, girando documentari. Ma già in precedenza, durante il servizio militare, era stato mandato al reparto cinematografico dell’Armata Francese.

Un giorno mi hanno affidato un soggetto sugli attacchi al fronte con i mezzi blindati secondo una tecnica particolare: la motorizzazione in complemento alla fanteria. Sarebbe diventato un classico della tattica militare […]. Più tardi, durante la Guerra, al momento dell’avanzata delle truppe tedesche attraverso la Francia, ho potuto dire ai miei commilitoni: so esattamente cosa stanno facendo i tedeschi, stanno applicando la teoria di un certo colonnello De Gaulle, del quale ho girato un documentario nel 1935

Dopo il successo di Operazione Apfelkern (1945), con cui aveva conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes per la migliore regia, gira I Maledetti nel 1947 e Le mura di Malapaga nel 1948, con cui vince una seconda Palma d’Oro a Cannes ma soprattutto si aggiudica l’Oscar per il miglior film straniero.
La sua opera più riuscita, che gli diede notorietà anche in Italia, è Giochi proibiti che nel 1951 gli vale il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia ed una seconda statuina negli Stati Uniti. Completano la sua filmografia Le amanti di Monsieur Ripois (del 1953, terza Palma d’Oro a Cannes), Parigi brucia? del 1966 e L’uomo venuto dalla pioggia del 1971 con Charles Bronson.