Ricordando Arnoldo Foà

Il grande attore moriva l'11 gennaio del 2014

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Quante cose è stato Arnoldo Foà? Un grande attore, soprattutto. Regista teatrale, autore televisivo, doppiatore, cantante e scrittore. Ma anche scultore, pittore e poeta. Sono passati sei anni dalla sua scomparsa ma una lunga carriera, la partecipazione a più di cento produzioni cinematografiche e ai grandi sceneggiati storici della Rai, ci consentono di rivederlo in quasi tutte le età della sua vita. Nel filmato con cui lo vogliamo ricordare, veste i panni del capitano Smollet, nel popolare sceneggiato televisivo L'isola del Tesoro, prodotto e trasmesso dalla Rai nel 1959 con la regia di Anton Giulio Majano, basato sull'omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson (disponibile su Rai Play).

Foa' nasce a Ferrara il 24 gennaio 1916. Il suo interesse per la recitazione inizia negli anni universitari, quando frequenta la  scuola "Luigi Rasi" a Firenze e il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Essendo di famiglia ebrea, nel 1938 è costretto a lasciare i corsi in seguito  alla promulgazione delle leggi razziali fasciste. Gli viene impedito anche di lavorare e per poterlo fare è costretto a usare pseudonimi come quello di "Puccio Gamma" con cui riesce a recitare nelle compagnie più prestigiose dell'epoca: dalla Cervi-Pagnani-Morelli-Stoppa alla Ninchi-Barnabò, dalla Adani-Cimara alla Maltagliati-Cimara. L'8 settembre del 1943 dalla radio alleata PWB, che trasmetteva da Napoli, la sua voce annuncia la firma dell'armistizio. Con la fine della guerra riprende a recitare a teatro e nel 1945 entra nella Compagnia di Prosa della Rai dove lavorerà fino agli anni Ottanta. Sarà proprio il piccolo schermo a dargli la notorietà del nuovo divismo nato con la tv. 

Piccole donne (1955), Capitan Fracassa (1958), Le mie prigioni (1968), Le cinque giornate di Milano, La freccia nera (1968), L'isola del tesoro (1959), Il giornalino di Gian Burrasca con Rita Pavone (1964/65), David Copperfield (1965/66) e i più recenti I racconti del maresciallo (1984), I racconti di padre Brown al fianco di Renato Rascel (1970), la miniserie Nostromo (1996), Fine secolo (1999) e la fiction di Canale 5 Il papa buono (2003), sono alcuni dei titoli più noti. Nel 1985 partecipa alla parodia dei Promessi Sposi firmata dal Quartetto Cetra interpretando L'Innominato. Per la televisione ha anche condotto il programma musicale Chitarra, amore mio e, per due stagioni, il varietà Ieri e oggi, e numerosi altri programmi. Come doppiatore, attività cui inizia a dedicarsi dagli anni Cinquanta, presta la sua inconfondibile voce a mostri del cinema come Jean Gabin, John Wayne, Antony Quinn e Toshirō Mifune in Rashomon.

Registrate su vinile negli anni Cinquanta e Sessanta e più di recente anche su CD, sono moltissime le opere poetiche dei grandi autori del passato cui dà voce: da Dante a Carducci, da Leopardi a Neruda, García Lorca. Celebre soprattutto il "Lamento per Ignacio Mejias" di Lorca che fece vincere alla Fonit Cetra il Disco d'oro per aver superato il milione di copie vendute. Dal 2002 realizza una collana con brani di poeti e filosofi, commentati da musiche create ad hoc, e un CD di poesie scritte da lui stesso.

Anche la sua filmografia è sconfinata e parte dal 1938 con la sua partecipazione alla pellicola di Vincenzo Sorelli Crispino e la comare e, passando per titoli come Il Processo di Orson Welles (1962) o Cento giorni a Palermo di Giuseppe Ferrara (1984), arriva alla sua ultima fatica: Ce n'è per tutti, regia di  Luciano Melchionna del 2009. Arnoldo Foà muore a Roma l'11 gennaio del 2014. 

Molti nel corso del 2020 i progetti per ricordare il grande artista: un documentario, un premio istituito nel 2019 ("Premio Arnoldo Foà. Teatro e Visioni") e una mostra antologica già esposta a Roma e Firenze, che verrà ospitata in diversi teatri italiani. La vedova dell'attore, Anna Procaccini Foà ha da poco pubblicato il libro "Io, il teatro. Arnoldo Foà racconta se stesso" (Rubbettino Editore) in cui tra l'altro esprime il forte desiderio di vedere prima o poi un Teatro intitolato al marito.