"Lo scambio" di Salvo Cuccia (2015)

Quelle fredde, asettiche vite dei mafiosi a Palermo. "Lo scambio" che uccide gli innocenti

L’idea di un film di mafia che da un punto di vista stilistico fosse diverso dagli altri venne a Salvo Cuccia durante le riprese di un documentario che stava preparando per Gianni Minoli e il suo La storia siamo noi. In quell’occasione Cuccia ebbe vari colloqui con Alfonso Sabella, in passato pubblico ministero della procura di Palermo guidata da Giancarlo Caselli e ispiratore anche delle vicende raccontate nella serie di Rai2 Il cacciatore. Il rapporto fra Cuccia e Sabella fu così profondo che il regista chiese al magistrato la sua consulenza, concretizzatasi poi nella sceneggiatura del suo film d’esordio Lo scambio, scritta dai due insieme a Marco Alessi. 

Prolifico e poliedrico documentarista, Cuccia aveva rivolto il suo interesse a quella che in fondo è una tragedia classica che lega personaggi diversi fra loro: Leoluca Bagarella, potente boss della mafia; sua moglie Vincenzina Marchese, suicida probabilmente perché provata psicologicamente dal ruolo del marito - al quale comunque rimase fedele e sodale - e dalla vergogna di avere un fratello collaboratore di giustizia; Giuseppe Di Matteo, 13 anni, ucciso e sciolto nell’acido perché figlio di un pentito; Gian Matteo Sole, estraneo lui e la sua famiglia a questioni legate a Cosa Nostra, ma torturato e assassinato perché creduto a conoscenza di un piano di sequestro ai danni di Totò Riina, progetto poi rivelatosi inesistente. 

Di fronte all’idea di cinema che aveva Cuccia, dove è evidente il côté metafisico, Sabella pose una condizione: anche nel privato i mafiosi “sono pezzi di merda e pezzi di merda devono apparire”. Nel film Cuccia rispetta il volere del magistrato filmando l’aria che quei personaggi respirano dentro e fuori le loro case, la freddezza che circonda le loro esistenze: un approccio che consente al regista di riuscire a descrivere quelle vite nell’arco di una sola giornata, una delle tante. 

Eleonora Cordaro, produttrice di Abra & Cadabra, intravide nello script l’occasione per dare il proprio apporto alla lotta alla mafia, contribuendo a raccontarla dal di dentro. Siciliana come il regista, Cordaro sottolinea coraggio e correttezza dei suoi collaboratori, pensando ai familiari di Bagarella potenzialmente pericolosi e alla garanzia data a Sabella che nessuna delle maestranze che avrebbe lavorato nel film avesse avuto in passato anche il più risibile contatto con Cosa Nostra. Cordaro presentò la sceneggiatura a Carlo Brancaleoni, responsabile per Rai Cinema delle produzioni di opere prime e seconde, che con l’obiettivo di coltivare l’eccezione culturale italiana - qual è il cinema d’autore - abbracciò immediatamente il progetto dando anche un suggerimento rivelatosi vincente: quello di pensare a un cast privo di star, che in un film come questo avrebbero tolto credibilità alla storia. Nel sottolineare il rigore e la coerenza d’autore di Cuccia, Brancaleoni ricorda le sensazioni avute nel visionare il primo montaggio, colpito da quel “rumorosissimo silenzio” ben interpretato da Barbara Tabita, attrice perfetta nel ruolo di una donna stanca di vivere. 

La storia è ambientata in un’inusuale fredda Palermo, gelida e asettica. I personaggi non hanno nomi propri, tutti gli elementi del film sono veri, seppur rappresentati attraverso l’elaborazione del “doppio”. Cuccia costringe lo spettatore a chiedersi se un personaggio è o sembra essere: dopo tutto nell’ambiente mafioso Bagarella era conosciuto come “il commissario” e i suoi sicari sequestrarono Sole fingendosi poliziotti. La stanza dove avviene l’interrogatorio di Sole assume una trasformazione quasi impercettibile all’occhio dello spettatore, a poco a poco cambia dimensione diventando camera della morte, con il ragazzo che continua a credere di essere in un commissariato. 

Anche il personaggio di Paolo Briguglia non si sottrae alla regola del “doppio”: l’attore palermitano è perfetto grazie alla sua celebre faccia d’angelo, seppur ornata da una folta barba, e non a caso Cuccia gli affida il ruolo dell’autista del “commissario”, mansione che nella realtà Antonio Calvaruso aveva svolto per Bagarella prima di iniziare a collaborare con la giustizia e con Sabella in particolare, tanto da far dichiarare a quest’ultimo che Calvaruso è l’unico vero pentito mai incontrato. Ne Lo scambio è evidente l’uso del ‘fuori campo’ dove Cuccia relega la violenza, così da renderla invisibile, pur facendola avvertire molto palpabile: durante una proiezione in un cinema di Palermo una signora di mezza età lasciò la sala cinque minuti prima della fine del film, inorridita dall’eccessiva violenza.  


Scheda del film

Lo scambio di Salvo Cuccia - 93’ - 2015 
Con Filippo Luna, Barbara Tabita, Paolo Briguglia, Maziar Firouzi

Palermo, 1995. Un taciturno commissario (Luna) indaga su un duplice omicidio di mafia avvenuto per le strade della città. L’uomo ha una moglie (Tabita) in preda all’angoscia per la sorte di un bambino sequestrato da Cosa Nostra del quale chiede in continuazione notizie al marito, soffrendo di riflesso per l’impossibilità di non aver potuto avere figli. Il commissario ha un autista (Briguglia) che lo accompagna e lo attende ovunque si rechi. Durante l’inchiesta alcuni agenti arrestano un ragazzo (Firouzi) che ritengono sappia molte cose; ma nel corso dell’interrogatorio, anche violento, il giovane non confessa nulla perché non ha nulla da confessare.   

Produzione Abra & Cadabra/Elenka Baraera/Shoot & Post/Dugong/Rai Cinema; distribuzione Abra & Cadabra. Uscita cinema 23 giugno 2016, prima tv Rai2 6 settembre 2018. Premio della Giuria 2016 al Festival di Annecy.

Fonti
mymovies.it 
atribune.com 
interno.gov.it
piolatorre.it
Conversazione con Carlo Brancaleoni, 6 marzo 2020
Conversazione con Salvo Cuccia, 6 marzo 2020
Conversazione con Eleonora Cordaro, 7 marzo 2020

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione della Rai