Rodolfo Valentino, il mito ambiguo che non tramonta

    A 125 anni dalla nascita del divo

    Condividi

    Rodolfo Valentino, per tutti semplicemente Rudy, nasce in terra di Puglia, tra gli ulivi di Castellaneta in provincia di Taranto, il 6 maggio di 125 anni fa e muore a New York, divo incontrastato del cinema muto, a soli 31 anni, per un improvviso attacco di peritonite, il 26 agosto del 1926. Quattro giorni dopo, il 30 agosto del 1926, per celebrare l’attore furono organizzati due cortei funebri che attraversarono, tra scene di isteria della folla, la città di New York e Hollywood, dove fu sepolto.

    Capelli corvini, labbra sottili, occhi neri di taglio orientale, sguardo magnetico reso torbido da un'accentuata miopia, negli anni Venti rivoluzionò sugli schermi l'ideale maschile, rappresentando l'estrema incarnazione dell'eroe romantico, l'amante latino, sinonimo di piaceri trasgressivi, per legioni di donne americane abituate a disprezzare e temere lo straniero
    Melania Mazzucco

    Un fascino magnetico, una bellezza ambigua, raffinato ballerino di tango, il mito di Rudy si è nutrito di molte storie, molte delle quali, negli anni, si sono trasformate in leggenda. Dopo essersi diplomato in agraria a Genova, Rodolfo parte per Parigi dove apprende l’arte della danza che in seguito gli aprirà le porte del teatro e del cinema. Ma la sua vera meta sono gli Stati Uniti d'America che a quei tempi rappresentavano, a vario titolo, il sogno di molti meridionali , anche aspiranti artisti. Valentino riesce ad imbarcarsi sul mercantile Cleveland nel 1913 e a raggiungere New York dove, per mantenersi, fa molti mestieri finché un amico non gli regala un tight. Vestito di tutto punto, approda al Night Club Maxim dove lo assumono come taxi dancer.

    Nonostante le accuse di sessualità ambigua, la fortuna di Rudy la fecero le donne: quelle con cui strinse relazioni sentimentali, le mogli, le amiche, le colleghe di lavoro e le centinaia di migliaia di fan che cadevano in deliquio non appena appariva sul grande schermo il loro “Valentino”.

    Bonnie Glass e Joan Sawyer, si chiamavano le ballerine, già affermate, con cui fece coppia nei suoi primi ingaggi. Ma fu soprattutto la sua seconda moglie, la costumista e scenografa Natasha Rambova, conosciuta sul set de La signora delle camelie nel 1919, a guidarlo con sapienza nella scelta dei ruoli che gli venivano proposti dalle mayor di Hollywood.

    La prima ad intuire il potere che il fascino di Rudy esercitava sul pubblico femminile e a metterlo a frutto fu la sceneggiatrice June Mathis, la vera artefice del “mito Valentino”. E' con il ruolo di Julio nel film I quattro cavalieri dell’Apocalisse, tratto dal romanzo di Vicente Blasco Ibáñez, che Rudy, da attore semisconosciuto qual'era, entra nella storia del cinema. La Mathis firma anche la sceneggiatura di alcuni suoi film successivi: La signora delle camelie e Sangue e arena, interpretazioni che, perfettamente aderenti al suo temperamento, lo confermano anche un ottimo attore. La sua ultima pellicola, Il figlio dello sceicco, considerata una delle migliori interpretazioni del divo insieme a Aquila nera (1925), esce nei cinema a pochi mesi dalla sua scomparsa e segna l’apice di una carriera breve ma di straordinario successo.

    Le accuse di omosessualità, di cui la stampa statunitense si nutre negli ultimi anni di vita di Valentino, e a cui l'attore rispose sempre negando, non ne scalfirono il mito. 

    Per ricordare Rodolfo Valentino, un filmato del 1962 girato dalla Rai a Castellaneta, con interviste ai concittadini del divo e un tour per le strade del paesino pugliese che è diventato, dopo la morte dell'attore nel 1926, meta di pellegrinaggio dei suoi fan da tutti gli angoli del mondo. Le immagini straordinarie del film Il figlio dello sceicco e della casa natale di Rudy, identificabile dalla targa dorata, donata da un suo fan club di Cincinnati, Ohio, chiudono il documento d'epoca che ci è stato gentilmente concesso dalla Fondazione Rodolfo Valentino.

    Nel centro storico di Castellaneta, nell'antico monastero Santa Chiara delle suore di clausura,  è nato il Museo Rodolfo Valentino che espone cimeli e ricordi dell'attore, raccolti negli anni con passione. Sempre in centro, una scultura in maiolica lo ritrae nel film Il figlio dello sceicco, opera dello scultore Gheno (1961). In occasione del centenario della nascita, nel 1995, la sua città natale gli ha dedicato una serie di manifestazioni culturali ed eventi, compreso un annullo postale, sotto la direzione artistica dell'attore pugliese Michele Placido. La Fondazione Rodolfo Valentino ha istituito il Premio Rodolfo Valentino Italian Excellence e il Premio Città di Rodolfo Valentino

    Per il 125° anniversario della nascita di Rudy, il 6 maggio 2020, la Fondazione aveva previsto una serie di manifestazioni fra cui la prima edizione del Valentino Festival. Settimana dell’Arte attoriale che, a causa dell’emergenza Covid-19, sono state rinviate.
    Photogallery

    Omaggio a Rodolfo Valentino

    Nel 125° anniversario della nascita del primo vero divo della storia del cinema, una gallery fotografica che ci mostra Rodolfo Guglielmi nel giorno del suo battesimo, bambino e adolescente, nei primissimi anni del suo soggiorno negli Stati Uniti, con la moglie Natasha e sul set dei suoi film più famosi, fino alle immagini del funerale. Tratte da Donna L. Hill, Rudolph Valentino. The Silent Idol. His Life in Photograph, 2010 e gentilmente concesse dalla Fondazione Rodolfo Valentino, che ringraziamo.