"Veleno" di Diego Olivares

    Nella terra dei fuochi dominata dalla camorra

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    Fra le varie cose che non ti aspetti da un film come Veleno è vedere spuntare un’arma da fuoco soltanto dieci minuti prima dai titoli di coda. Ispirato alla vicenda di Arcangelo Pagano, Diego Olivares dirige un dramma familiare ambientato nella cosiddetta “terra dei fuochi” che ha come sfondo la presenza asfissiante della camorra. Pagano, agricoltore deceduto a causa di un cancro, era il cognato di Gaetano Di Vaio, produttore della Bronx Film il quale, insieme a Ferdinando Mormone e Gianluca Curti della Minerva Pictures, nel 2017 ha realizzato la coproduzione di Veleno con Tunnel, Sky Italia e Rai Cinema. Sulla questione rifiuti tossici nascosti nei campi del Casertano, prima di Olivares si erano cimentati i documentaristi Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero con Biùtiful cauntri. Anche la fiction si è interessata all’argomento con la miniserie coprodotta da Rai Fiction Io non mi arrendo di Enzo Monteleone, ma è con Gomorra di Matteo Garrone che il problema della “terra dei fuochi” è diventato di dominio pubblico, anche a livello internazionale. 




    Soggetto di Di Vaio e Olivares, lo script è opera del regista che si è avvalso della collaborazione di Marcello Olivieri, sceneggiatore non nuovo a storie di malavita del nostro sud, in quel momento reduce dall’esperienza di scrittura per Falchi coprodotto dal duo Di Vaio/Curti. Veleno è anche una storia d’amore che racconta come l’assenza dello Stato (in tutto il film non c’è traccia di magistrati o forze dell’ordine) incida in maniera drammatica nella vita privata di quella gente. Protagonisti sono due fratelli e le rispettive famiglie che vivono in una casa di campagna i cui appartamenti sono ‘unite’ da una statua di Padre Pio collocata nel piazzale antistante. 

    Olivares ha riunito un cast di alto livello che non poteva non essere campano: Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro, Marianna Robustelli, Nando Paone e un cameo di Salvatore Striano, attori per ciascuno dei quali andrebbero spese parole di elogio. Per motivi di spazio le riserviamo al solo Gallo, presenza abituale nelle commedie, straordinario qui nella parte di Cosimo, agricoltore colpito da un male incurabile e minacciato dalla camorra. Esposito, che conosciamo per il personaggio di Genny Savastano della serie tv Gomorra, in Veleno è Rino Caradonna, un avvocato di una cosca da cui tenta di prendere le distanze, con l’obiettivo palese di buttarsi in politica e quello più nascosto di scrollarsi di dosso il peso di gravi responsabilità. Ma forse la vera sorpresa del lavoro di Olivares è Paone nel ruolo di Donato Fasino detto zio Donatino, capo cosca con tendenze pedofile: dopo quarantacinque anni di cinema spesi quasi sempre in film da ridere, in Veleno Paone mostra tutta la sua bravura e versatilità. 

    Olivieri spiega che il suo lavoro inizialmente non fu cosa facile, perché gli era stato chiesto di intervenire su una sceneggiatura complessivamente già scritta e ‘vissuta’ dal suo autore: “la storia è ispirata alle conseguenze che la creazione della terra dei fuochi ha sulla vita della gente”. Del regista partenopeo Olivieri aveva apprezzato il film d’esordio I cinghiali di Portici. Per Veleno lo sceneggiatore Olivieri si è messo al servizio della storia raccontata da Di Vaio, per la quale Olivares ha scelto di utilizzare dialoghi con una forte cadenza campana: un dialetto però non stretto, aiutato dalla presenza sporadica di sottotitoli. Senza falsa modestia Olivieri si dichiara soddisfatto del suo lavoro che ha raggiunto l’obiettivo che lui e gli altri si erano prefissati: evitare stereotipi tipici della narrazione dedicata alla criminalità organizzata campana. Il personaggio di Caradonna ne è la plastica rappresentazione:

    Caradonna è un perdente come tanti altri presenti nel racconto, è un cattivo che però guardiamo con una certa pietà perché condizionato dal contesto in cui è cresciuto


    Senza alcun dubbio Olivieri ha sposato la scelta iniziale di Olivares di non giudicare nessuno dei suoi personaggi. 

    Accurato è stato anche il lavoro riservato alle protagoniste che sono tre mogli: Rosaria/Ranieri, consorte di Cosimo, per la quale Di Vaio si è spinto fino a parlare di “nuova Anna Magnani” per la sua bravura nei personaggi drammatici; Adele/Candurro, cognata di Cosimo, che al contrario di Rosaria si arrende a quello che ritiene l’inevitabile destino di coloro che si ostinano a voler restare in quelle terre; Lucia/Robustelli, moglie di Caradonna, ignara di non soddisfare il desiderio di vero amore e la voglia di sesso che ha suo marito. Olivieri sottolinea l’impegno profuso per distinguere il personaggio di Rosaria dalle altre due, mostrando così cosa significa essere donne in una società regolata ancora da rapporti arcaici, una civiltà contadina in cui loro sembrano occupare una posizione defilata rispetto agli uomini, ma che in realtà non è così: “Adele e Lucia sono figure molto sfaccettate, hanno un’incidenza decisiva verso il desiderio del consumismo”. Due anime nere che non nascondono però un lato umano.  

    Scheda del film 
    Veleno di Diego Olivares - 2017 - 96’
    Con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Gennaro Di Colandrea  

    Nelle campagne di Villa Literno, non lontano da Caserta, vivono i fratelli Cosimo (Gallo) ed Ezio Cardano (Di Colandrea) con le rispettive mogli. Mentre il più giovane Ezio è già padre di due figli, per Cosimo il lieto evento avverrà di lì a pochi mesi quando Rosaria (Ranieri) darà alla luce il suo erede. La serenità delle due famiglie è da tempo minata dalle continue pressioni che l’avvocato Rino Caradonna (Esposito) fa loro per conto di una organizzazione camorrista che pretende la vendita delle terre dei Cardano, allo scopo di farle diventare una discarica abusiva. Ad Ezio, intenzionato a cedere, si contrappone l’orgoglio e la fermezza di Cosimo che non intende rinunciare a quel terreno coltivato a suo tempo dal padre, a prezzo di enormi sacrifici. La reazione del clan camorrista non si fa attendere. 



    Produzione Bronx Film/Minerva Pictures/Tunnel/Rai Cinema/Sky Italia; distribuzione Altre Storie. Uscita cinema 14 settembre 2017; prima tv Rai3 1° settembre 2020. Fuori concorso alla Settimana della Critica del Festival di Venezia 2017. Candidato Nastro d’Argento 2018 miglior attrice protagonista Luisa Ranieri e la canzone originale Tiemp’e veleno. 

    Fonti
    Il Messaggero, 9 settembre 2017
    Il Fatto Quotidiano, 14 settembre 2017
    Conversazione con Marcello Olivieri, 21 gennaio 2021

    Per gentile concessione della Direzione Comunicazione della Rai