Enrico Magrelli: "Amici miei", o del politicamente scorretto

Omaggio a Ugo Tognazzi

A cinquant'anni dall'uscita sugli schermi della pellicola dedicata alle vicende del gruppo di amici cinquantenni (Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret e Adolfo Celi) di Firenze che annegano inquietudini e preoccupazioni con scherzi a danno del prossimo, il critico cinematografico Enrico Magrelli, qui moderatore dell'evento, riflette sul linguaggio di una commedia dai dialoghi “sfrontati, spudorati e divertenti”, come oggi si direbbe, “politicamente scorretta”.

In particolare, “Amici miei” rese famosa la parola “supercazzola” proprio grazie ad Ugo Tognazzi, un termine gergale da tempo entrato nel dizionario Treccani come sinonimo di strampalato, assurdo, o di un discorso senza capo né coda

Tuttavia, Magrelli ricorda che dietro la "maschera giocosa” della brigata di “Amici miei”, si nasconde “una malinconia di fondo che rende il film profondamente esistenzialista".
Le vicende di “Amici miei” non furono lineari: nei titoli di testa compare la scritta "un film di Pietro Germi", seguita dalla dicitura "regia di Mario Monicelli", poiché quest’ultimo decise di realizzare il film soltanto dopo la morte di Germi, nel 1974. 
Benvenuti, Pinelli e De Bernardi avevano scritto la sceneggiatura per Germi che poi per l'aggravarsi della malattia dovette rinunciare chiedendo a Monicelli di completare il lavoro. Recentemente, Gianmarco Tognazzi ha ritrovato questa sceneggiatura originale di quattrocento pagine.

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Enrico Magrelli