Alain Delon bellezza e solitudine

Il destino di un mito

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Alain Delon parla di sé in terza persona: “Delon smette, non smette, si sente un po’ stanco”. Cambia umore alla velocità della luce. Malinconico, introverso, spavaldo, megalomane. La nostalgia dei bei tempi lo avviluppa assieme ai ricordi di una vita intensa, dei suoi mille volti, della lunga carriera. Delon ha sofferto per tutta la vita l’abbandono dei suoi genitori. Ma ha abbandonato a sua volta, donne e amici. Un'infanzia dolorosa: a 4 anni è già solo e vive con la balia. Poi entra in collegio, ne cambia almeno sei, ogni volta un' espulsione per indisciplina. Impara presto a sopravvivere, da ogni esperienza. Dopo la guerra in Indocina, passata più agli arresti nelle carceri militari che in servizio, Delon torna in Francia. Frequenta il sottobosco parigino, fatto di prostitute, piccoli delinquenti, vive alla giornata. Il cinema arriva per caso. Un inizio folgorante. Cinema d’autore, film memorabili. Su tutti Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo di Luchino Visconti. Bellissimo, seduttivo, consapevole, una volta diventato famoso può avere ciò che vuole. E se lo prende. Soprattutto le donne che lo adorano. Ma oggi che vive il presente rivolto al passato, sembra aver azzerato ogni ricordo e parla con commozione solo di Romy Schneider, il grande amore della sua vita. Delon ha annunciato varie volte il suo ritiro dalla scena pubblica. Ma fa spesso eccezioni alla regola che si è dato e rilascia interviste molto malinconiche. Vive solo con numerosi cani, una delle sue grandi passioni. Forse l’ultima. Chissà.