Addio Rutger Hauer

    Il Roy Batty di Blade Runner

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    Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannoiser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire
    Roy Batty

    Uno dei monologhi più belli del cinema di sempre. Quello del replicante Roy Batty - Rutger Hauer, nel film Blade Runner di Ridley Scott del 1982. Un film magnifico, ricco di sfaccettature, fantascientifico ma con un profilo profondamente umano. Un’opera sulla quale è già stato detto e scritto tutto. Un film di culto. Il 2019 è l’anno in cui il film era stato ambientato. Trentasette anni dopo, oggi, sappiamo che la visione di Ridley Scott, il regista, non aderisce al mondo in cui viviamo. E neanche quella dell’autore da cui il regista ha tratto la storia, Philip K. Dick, con il suo Il cacciatore di androidi, uscito nel 1968. E’ un parallelo impossibile. Il film resta un’opera visionaria, complessa, con diversi piani di racconto. Con un'estetica magnifica, che ha fatto scuola. La pioggia radioattiva che scende costante, il buio, i mega-cartelloni pubblicitari, i pochi umani sopravvissuti sulla terra, in prevalenza asiatici, la fuga verso le colonie extra-mondo, dove la vita è ancora possibile. La moda cyber-punk a tratti fredda e aggressiva, a tratti post-romantica. Un film di fantascienza che parla dell’uomo, all’uomo. Dopo tanti anni, gli effetti speciali e alcune soluzioni, sono state superate. Gli intrecci, le motivazioni, i personaggi, soprattutto gli androidi, che diventano più umani degli umani, sono e saranno sempre grande cinema. Sono loro, gli androidi, i veri protagonisti del film e come gli uomini, non vogliono morire. Dal dietro le quinte di questo capolavoro sappiamo che Harrison Ford – Rick Deckard, il cacciatore di androidi, non ha mai amato l'opera. Troppe le scomodità subite durante la lavorazione. Soprattutto la pioggia incessante. Al contrario, l’attore olandese Rutger Hauer – Roy Batty, il capo degli androidi, è sempre stato grato per l’opportunità che gli è stata data. 

    Non vi dico come ci si sente a essere vivi e un’icona soprattutto grazie a questo film, è qualcosa di incredibile!
    Rutger Hauer 

    Il film ha avuto un ritmo da maratoneta, è partito in sordina e poi, col passaparola, è diventato il fenomeno che sappiamo. Ma nelle sale americane è rimasto solo una settimana, surclassato da film come Et l’extraterrestre, La Cosa, Star Trek II.

    I pochi fortunati che erano riusciti a vederlo dicevano: Oh mio Dio che depressione! Oppure: che capolavoro! Non c’erano vie di mezzo. Ma è chiaro che il film aveva qualcosa da dire. Era in anticipo sui tempi di 30 anni. Mentre facevo il film ho visto il futuro ma all’epoca non sapevo cosa stavo guardando
    Rutger Hauer

    La pioggia disturbante cade incessantemente. I cartelloni al neon sparano immagini di donne orientali, le didascalie sono ideogrammi. I pochi umani in giro per le strade, mangiano cibo di strada comprato su piccoli banchetti affiancati a bui grattacieli e palazzi abbandonati. Sulle loro teste sfrecciano mezzi volanti a propulsione, che lasciano scie di fuoco dietro di loro. Immagini di occhi, grandi occhi illuminati, appaiono ricorrentemente. La musica che avvolge tutto è una musica emotiva, che allunga le note, tra l’elettronico e il soft – pop. La magnifica colonna sonora di Vangelis. Il destino di uomini e androidi è lo stesso alla fine: morire.

    Hai fatto un gran lavoro Signore! Ora hai finito eh?
    Roy Batty


    Nato nella provincia di Utrecht, cresciuto ad Amsterdam, Rutger Hauer era figlio, con altre tre sorelle, di una coppia di attori. Sulle orme del nonno, capitano di lungo corso, a 15 anni lasciò la famiglia per imbarcarsi su una nave mercantile. Costretto a tornare sulla terraferma a causa del daltonismo da cui era affetto, lavorò come elettricista e carpentiere mentre frequentava le scuole serali di recitazione. Quando si trasferì in Svizzera, cominciò a lavorare come guida alpina e, in seguito, come macchinista in un teatro di Basilea. Tornato ad Amsterdam, ottenne il diploma di arte drammatica nel 1967. Dal 1968 era legato all'artista Ineke Ten Kate, sposata nel 1985. Da un precedente matrimonio aveva avuto una figlia, l'attrice Aysha Hauer (1966), che lo ha reso nonno nel 1987 di Leandro Maeder, modello. Nella sua vita Hauer ha anche svolto attività a favore dell'ambiente e nel sociale. Nel 1994 si è battuto per la liberazione del cofondatore di Greenpeace Paul Watson, arrestato con l'accusa di avere causato l'affondamento di una nave baleniera. Ha costituito una fondazione, la Rutger Hauer Starfish Association per la ricerca sull'AIDS. Nel 2007 ha pubblicato un'autobiografia, All Those Moments: Stories of Heroes, Villains, Replicants, and Blade Runners, scritta con Patrick Quinlan. Muore il 19 luglio 2019 dopo una breve malattia all'età di 75 anni nella città di Beetsterzwaag. Il funerale si è svolto in forma privata il 24 luglio. 

    I suoi film più famosi: Fiore di carne, 1973; Il seme dell'odio, 1975; I falchi della notte, 1981; Blade Runner, 1982; Ladyhauke, 1985; The Hitcher - La lunga strada della paura, 1986; La leggenda del santo bevitore, 1989; I colori della passione, 2011