"Pic nic ad Hanging Rock"

    Il film di Peter Weir compie 44 anni

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    14 febbraio del 1900. San Valentino. E’ l’alba nell’aristocratico collegio femminile di Appleyard, a qualche decina di chilometri da Melbourne in Australia. Nelle stanze delle ragazze fervono i preparativi per il pic nic che si farà in giornata ad Hanging Rock, la Roccia, il grande monolite rosso simbolo del paese. Le ragazze tutte vestite di bianco, giovani, fresche,  si preparano. Si scambiano le Valentine, i biglietti di auguri, ornati e ottocenteschi, che simboleggiavano a quei tempi, le giornate di festa. Tra abiti di mussolina bianca, fiori seccati nei libri, fiocchi tra i capelli, pizzo sangallo, spicca Miranda, letteralmente “degna di ammirazione”. La più bella, la più aggraziata, la più popolare del gruppo. Ma non solo. E’ saggia, colta, profonda. E’ lei che riceve più Valentine di tutte le altre. E’ lei, bionda e sognante, a catturare da subito l’interesse dello spettatore.  Una volta sulla carrozza che le porterà alla Roccia, le ragazze ridono gioiose, stupite dalla natura intorno. Miranda è già lontana, assorta, assorbita dalle atmosfere quasi sinistre di quella natura selvaggia. Giunte a Uluru, il nome aborigeno del monolite, le ragazze passeggiano, colgono fiori, si sdraiano sull’erba nel pulviscolo dorato. Si avverte un languore, un leggero erotismo, un’atmosfera sognante nella luce polverosa. Si intuiscono amicizie femminili che forse sono qualcosa in più di quanto è consentito. C’è una sottile inquietudine, il tempo sembra fermarsi e restare sospeso, gli orologi si fermano. Dopo la colazione consumata sull'erba, un piccolo gruppo di ragazze ottiene il permesso di fare una breve passeggiata sulla roccia rossa. Mademoiselle, l’insegnante più amata, lo concede. Nuvole nere e assordanti passano sulle loro teste. Ora cambia tutto. La colonna sonora, contraddistinta da un magnifico tema, scandito da un flauto di Pan, accompagna le ragazze nell’ascensione. Due ragazzi le vedono passare. Un aristocratico e il suo stalliere, soprattutto il primo, resterà stregato da Miranda. L’interesse è tutto per lei, la camera la segue. Lei si volta, saluta con la mano. E’ un addio.

    C’è un tempo e un luogo giusto perché qualsiasi cosa abbia principio e fine  
    Miranda


    Sulla roccia perlustrano, si siedono, si addormentano. Quando si svegliano tolgono lentamente le calze nere. E’ un attimo, spariscono tra le spaccature della roccia. L’immagine di questo film è il piano americano di Miranda, che si volta e saluta lentamente con la mano. Alcune non torneranno. 

    Uluru, la Roccia, è territorio aborigeno ma ammantato anche tra gli autoctoni, dal mistero. Rappresenta il Sogno, il mito della creazione. Per questo anche oggi gli aborigeni non vogliono che i turisti salgano sulla roccia. Neanche loro lo fanno, è un luogo sacro, ricco di pitture rupestri, tra le più belle d’Australia. Vista da vicino la Roccia non sembra affatto un monolite: anfratti, cascatelle, boschetti, dirupi, burroni. Le ascese dei turisti sono sconsigliate per l’elevata pericolosità. Il film del 1975, fece conoscere in tutto il mondo il regista australiano Peter Weir, che in seguito girò altri capolavori come Gallipoli gli anni spezzati, Un anno vissuto pericolosamente, Witness il testimone, Mosquito Coast, L’attimo fuggente, The Truman Show. Tratto dall’omonimo romanzo di Joan Lindsay, dato alle stampe nel 1967, il libro è disseminato da tracce, che lasciano credere che la storia sia vera. Il libro ha inizio con un falso articolo di giornale che dà notizia della scomparsa. Il regista restò fedele al soggetto originale. L’autrice decise di non pubblicare il capitolo n. 18, che spiegava i misteri della storia e chiese all’editore di pubblicarlo solo dopo la sua morte. La verità sulla scomparsa delle ragazze e dell’insegnante, almeno nel romanzo originale, doveva restare irrisolto. Dopo la morte dell’autrice, il capitolo omesso venne pubblicato ma il pubblico ha sempre preferito la prima versione. Il mistero di Hanging Rock.

    Tutto ciò che vedi o sembra è solo un sogno in un sogno
    Edgar Allan Poe