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    Beethoven e la Settima Arte

    Il grande compositore tedesco al cinema

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    Oh deliziosa delizia e incanto! Era piacere impiacentito e divenuto carne... come piume di un raro metallo spiumato, o come pino d'argento versato in nave spaziale. Addio forza di gravità. Mentre slusciavo, quali visioni incantevoli!

    Sono le parole di una delle scene più famose di Arancia meccanica (1971), in cui si sposano il genio assoluto di Stanley Kubrick e il sublime "molto vivace" della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven. Il cocktail perfetto tra la brutalità del protagonista e l'assoluta bellezza dell'opera del compositore tedesco. Insieme creano quell'atmosfera surreale che moltiplica la tortura cui è sottoposto lo spettatore. Il capolavoro è servito. La stessa tensione si riproduce quando Alex e i suoi drughi suonano il campanello della casa dove faranno l'ultima violenta incursione: si sentono arrivare le prime note della Quinta sinfonia, quel primo movimento di cui Beethoven stesso diceva "é il destino che bussa alla porta". La rielaborazione elettronica di Walter Carlos non fa che accrescere l'immersione nell'incubo.

    Kubrick non era certo l'unico regista ad essere innamorato della musica di Beethoven tanto da fare la scelta audace di inserirla nella colonna sonora di un suo film. Sfogliando il catalogo dei film prodotti dai fratelli Lumière in poi, il nome del "sordo di Bonn" ricorre ben 1540 volte, seguito a ruota da un altro musicista tedesco, Johan Sebastian Bach. Insomma, la musica classica dei più grandi compositori di tutti i tempi piace al cinema perché contribuisce ad esaltare emotivamente le immagini.

    Un altro grande appassionato, che da sempre utilizza le opere di Beethoven nei suoi film è Jean-Luc Godard.

    Non sono stato io a scegliere Beethoven. Direi piuttosto che è stato Beethoven a scegliere me, e che io ho soltanto risposto al suo richiamo. Quando avevo circa vent'anni, ed è l'età dei miei personaggi, ho ascoltato Beethoven. Ero sulla riva del mare, in Bretagna. E ho scoperto i suoi Quartetti
    Jean-Luc Godard, 1983

    Nel suo Prénom Carmen (1983), film ispirato alle vicende della sigaraia gitana di Bizet, Leone d'oro a Venezia, Godard introduce tra le scene dei siparietti in cui quattro musicisti provano alcuni quartetti d'archi di Beethoven. Questi, paradossalmente, finiscono per monopolizzare la colonna sonora a discapito dell'opera di Bizet di cui nel film rimane solo il motivo dell'Habanera, fischiettato qua e là dai vari personaggi. La Quinta sinfonia è invece protagonista di una pellicola del 1979 del regista polacco Andrzej Wajda, Direttore d'orchestra, Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1981, mentre in Picnic a Hanging Rock (1975), Peter Weir intervalla le musiche di Beethoven e di Bach con il mitico flauto di Gheorghe Zamfir, legato indissolubilmente alle atmosfere del film.

    Tra i titoli più recenti, Il discorso del Re (2010), diretto da Tom Hooper, una sinfonia del Maestro, la Settima nel secondo movimento, va ancora una volta in soccorso alle immagini. Colin Firth, nei panni del re balbuziente Giorgio VI intento ad incitare il popolo inglese a resistere al nazismo, senza quell'Allegretto in sottofondo, sarebbe inciampato nella balbuzie. La musica riscatta il sovrano e lo consegna alla storia, Hooper vince l'Oscar. Anche Quentin Tarantino nel 2012 dedica una scena di Django Unchained al celeberrimo Für Elise (Per Elisa), un breve pezzo "da salotto" in La minore, composto nel 1810. Ne affida l'esecuzione a una giovane suonatrice d'arpa, utilizzando la dolcezza della musica per creare uno stridente contrasto con la drammaticità della situazione: la compravendita degli schiavi negli Stati Uniti della fine dell'Ottocento.

    Lo stesso artificio registico lo aveva escogitato nel 1990 Rob Reiner in Misery non deve morire, tratto dal romanzo di Stephen King. Il delicato e sognante Al chiaro di luna, cioè la sonata per pianoforte n.14 in Do diesis minore, fa da contrappunto alla scena più famosa e violenta del film, in cui la carceriera Kathy Bates spezza le gambe al suo prigioniero. Invece le gioiose e serene note della Pastorale, la Sesta sinfonia, ci riportano alla memoria il capolavoro della Disney Fantasia (1940) dove, nel quinto brano animato, fauni, Pegasi, centauri e cupidi galoppano e corrono in un mondo mitologico.

    L'elenco sarebbe ancora lungo. Lo concludiamo citando una versione disco-dance della Quinta sinfonia ne La febbre del sabato sera, di John Badham, del 1977. La scena è forse la più nota del film: John Travolta fa il suo ingresso trionfale nella discoteca di cui è l’idolo sulle note di una Fifth of Beethoven rivisitata da Walter Murphy. Il brano ebbe grande successo e animò le feste di un'intera generazione di teen-ager.

    Molti sono anche i film ispirati, più o meno fedelmente, alla biografia di Ludwig van Beethoven come Copying Beethoven (2006), della regista polacca Agnieszka Holland, Immortal Beloved (1995), interpretato da uno straordinario Gary Oldman nei panni del compositore e firmato dal regista inglese Bernard Rose, la pellicola francese del 1936 Un grand amour, realizzata da Abel Gance e Musikanten del nostro Franco Battiato, al suo secondo lavoro come regista. È stato presentato nella categoria Orizzonti alla 62ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 2005.