Elizabeth Taylor, per tutti Liz

A 10 anni dalla scomparsa di una diva

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Da sempre una delle attrici più belle del cinema, una lunga vita non sempre felice ma sempre alla ricerca della felicità. Tanti matrimoni ma un solo grande amore, l’attore gallese Richard Burton. Considerata l’ultima grande diva di Hollywood, Elizabeth Taylor, meglio nota come Liz, si può dire che cresca sotto i riflettori. Nasce a Londra il 27 febbraio 1932 da due genitori statunitensi residenti in Gran Bretagna e all’età di 11 anni è già una piccola star, ingaggiata dalla Metro-Goldwyn-Mayer per il ruolo di protagonista, insieme a uno splendido esemplare di pastore Colli, del film Torna a casa, Lessie! (1943). Magrolina, occhi azzurri lucenti e lineamenti perfetti, il pubblico la ama da subito e la critica la classifica “bambina-prodigio” del momento.

Il suo primo ruolo da donna matura lo interpreta nel 1950, nonostante avesse ancora 16 anni. Il film si intitola Alto Tradimento di Victor Saville. Un articolo di copertina sul Time per l'occasione utilizza poche ma definitive parole per definire la Taylor:

Un gioiello di grande valore, un vero zaffiro, una stella 

L’apice del successo arriva per Liz tra gli anni Cinquanta e Sessanta che la videro l’attrice più pagata di Hollywood e la più amata da critici e pubblico. Basta citare qualche titolo: Il padre della sposa si Vincente Minnelli (1951), il sequel Papà diventa nonno e soprattutto Un posto al sole di George Stevens, sempre del ’51. Ormai la Taylor è un’attrice completa, riconosciuta impeccabile nel recitare ruoli drammatici. 

Ma le ambizioni di Elizabeth sono più alte. Nel 1956 George Stevens le offre un ruolo interessante: la protagonista femminile nel film Il gigante, accanto a James Dean e a quello che diventerà il suo migliore amico, Rock Hudson. Seguono tre successi ed altrettante nomination all’Oscar con L’albero della vita (1958), La gatta sul tetto che scotta (1959) e Improvvisamente l’estate scorsa (1960). 

Nel 1960 la 20th Century Fox le propone di interpretare la regina Cleopatra nel colossal omonimo, insieme a Rex Harrison e a Richard Burton per la regia di Rouben Mamoulian. La produzione del film è complessa e molto dispendiosa, in parte viene girato a Roma, negli studi di Cinecittà. Il film non è un successo ma per Liz segna l’incontro con il suo grande amore. Sia lei che Burton erano già sposati (la Taylor era al quarto dei suoi sette matrimoni) e dovettero aspettare il 1964 e la chiusura delle pratiche di divorzio per convolare a nozze. I due divorzieranno nel 1974 per poi risposarsi l’anno successivo e per ridivorziare nel ’76. Una storia travagliata che nutrirà per molti anni le cronache dei rotocalchi femminili.

Nel frattempo, nel 1961, è arrivato il primo Oscar alla migliore attrice per il film Venere in visone e nel 1967 ne arriva un secondo per Chi ha paura di Virginia Woolf? Il personaggio di Martha nel film tratto dal dramma teatrale di Edward Albee, è per Liz una sfida: una donna di mezza età, senza più alcun appeal e dal carattere insopportabile che lotta per riconquistare il marito. La Taylor accettò con coraggio di nascondere la sua bellezza sotto un pesante trucco che le deformava i lineamenti, si fece tingere i capelli di bianco e ingrassò. Il successo fu enorme.

Tra i vari film che Liz Taylor girò insieme al marito Richard Burton ricordiamo La bisbetica domata (1967), riadattamento di Franco Zeffirelli della commedia shakespeariana. 

Alla fine degli anni Sessanta gran parte delle pellicole che la vedono impegnata non riscuotono il successo sperato. Nel 1988 lavora ancora per Zeffirelli ne Il giovane Toscanini. La sua ultima interpretazione risale al 1994 nel film I Flintstones di Brian Levant dove veste i panni della suocera invadente di Fred.

Madrina di molte manifestazioni e raccolte fondi per la lotta all’AIDS, fondò una sua fondazione per finanziarne la ricerca e nel 1999 riuscì a raccogliere circa 50 milioni di dollari, coinvolgendo colleghi e amici come Michael Jackson.

Da tempo affetta da gravi problemi cardiaci, Elizabeth Taylor muore a Hollywood il 23 marzo 2011 all’età di 79 anni.

Il grande George Cukor, maestro della commedia sofisticata e profondo conoscitore dell’animo femminile, disse di lei:

Possiede due rare virtù: semplicità e gentilezza