La scrittura come arte dello spossessamento

Marc Augé

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L’antropologo Marc Augé, già directeur d’études presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, intervistato al Festival della Filosofia di Modena 2017, Le forme del creare, parla del tema della sua lezione magistrale La scrittura come arte dello spossessamento. Augé inizia chiedendosi cos’è la scrittura e perché scriviamo.
È un’immagine che fa da contraltare a quella del possesso, della musa che ci ispira e ci possiede. Di fatto, quando scriviamo qualcosa – del resto spesso è qualcosa di autobiografico – ci liberiamo del nostro testo che inizia a navigare da solo e va incontro ai lettori che se ne appropriano. Roland Barthes diceva che l’autore scompare. Il desiderio di ogni autore è che il proprio testo venga letto e che gli altri se ne approprino.

Scriviamo per essere letti almeno da un lettore e il lettore è parte di ciò che scriviamo in quanto assimila i nostri scritti. In fondo, il meglio che ogni scrittore può augurarsi è che il lettore si appropri di ciò che abbiamo scritto e questa è una espropriazione del nostro testo.


Marc Augé (Poitiers, 1935), antropologo, è directeur d'études (Logica simbolica e ideologia) all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, di cui è stato a lungo presidente. Africanista di formazione, da anni si occupa di antropologia delle società complesse. Con elèuthera Augé ha pubblicato sei titoli: Un etnologo nel metrò, Nonluoghi, Ville e tenute, La guerra dei sogni, Che fine ha fatto il futuro?  e L'antropologia del mondo contemporaneo, insieme a Jean-Paul Colleyn.