Massimo Donà. Verità, negazione, nulla

La "contraddizione C" e la contraddizione del nulla

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In questa intervista, realizzata in occasione del Congresso Internazionale in onore di Emanuele Severino: All'alba dell'eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria, Massimo Donà sintetizza il suo intervento tenuto il 3 marzo 2018 nel cosro della tavola rotonda Verità, negazione, nulla, dal titolo Grande trionfo, grande naufragio. Il "destino" di un'errante verità. 

Donà ci spiega che, nel pensiero filosofico di Emanuele Severino, elemento fondamentale è il legame che connette ogni essente che si manifesti nell'apparire, a tutti gli altri essenti, ovvero la totalità delle determinazioni. L'essente, per Severino, non appare mai in relazione alla totalità delle determinazioni, ma solo in relazione ad alcune determinazioni di questa totalità, per cui l’essente non appare mai per come esso è veramente ed esso è veramente solo nella relazione con tutte le determinazioni, che non ci è mai data, per cui il modo in cui l’essente appare non è il mondo in cui l’essente è nella sua verità. Questa struttura è la relazione tra l’apparire finito e l’apparire infinito, relazione che appare sempre in forma astratta perché uno dei due poli della relazione cioè l’apparire infinito non si manifesta mai, quindi noi sappiamo della relazione ma la sappiamo astrattamente.
Severino a questo proposito dice: che l’apparire finito è un apparire che è destinato a svilupparsi all’infinito, perché la concretezza della relazione verrà raggiunta dallo svolgersi dell’apparire finito solo all’infinito, cioè mai si darà. 
Da sempre la verità dell’apparire infinito nega i modi determinati con cui nell’apparire finito si svolgono gli essenti che sopraggiungono di volta in volta. Quindi l’esser negate di tutte le determinazioni che appaiono nell’apparire finito è la testimonianza del legame delle cose tutte con questo orizzonte infinito che si manifesta semplicemente negando che le cose siano quello che sono. 
Questa totalità infinita è l’identità di tutti i significati finiti che l’orizzonte finito accoglie di volta in volta, e questa identità è ciò che resta che rimane eternamente, sempre identica e ogni manifestazione finita è l’indicazione di questa identità. Ma questo significa che questa identità è la cosa che deve esistere oltre il linguaggio, che è l’insieme dei significati sempre determinati che sono contenuti nell’apparire finito.   
Si deve dire che ogni significato, ogni parola indica una cosa che deve esistere al di là delle parole, libera dalle parole, ma questa identità, che Severino chiama il significato dei significati, non possiamo non riconoscere che non significhi alcunché, che non sia una parola e quindi quest’identità è quell’identica realtà che deve già da sempre esistere, perché è la condizione di possibilità di ogni determinazione, ma che nessuna significazione potrà mai dire: è l’essere oltre il linguaggio, l’assolutamente insignificante. 
Massimo Donà si chiede però se è possibile distinguere la "contraddizione C", costitutiva del rapporto tra apparire finito e apparire infinito, dalla contraddizione del nulla, dell’errore, sull base del presupposto che la "contraddizione C" sia solo quella contraddizione che dice semplicemente l’astrattezza del rapporto tra apparire finito e apparire infinito, la contraddizione, dice Severino nella Struttura originaria, che è la condizione di possibilità affinché si determini anche la contraddizione costituita dal nulla. 

 

Massimo Donà, filosofo e musicista. Dopo essersi laureato a Venezia con Emanuele Severino, inizia a pubblicare saggi per riviste, partecipando, lungo il corso degli anni ottanta, a convegni e seminari in varie città italiane. A partire dalla fine degli anni ottanta, collabora con Massimo Cacciari presso la cattedra di Estetica dello IUAV (Venezia) e coordina i seminari dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Venezia. Inizia anche una collaborazione con la rivista di architettura Anfione-Zeto. Fonda, con Massimo Cacciari e Romano Gasparotti, la rivista Paradosso. Negli anni novanta insegna Estetica presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Attualmente insegna Metafisica e Ontologia dell'arte presso la Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È inoltre curatore, sempre con Romano Gasparotti e Massimo Cacciari, dell'opera postuma del filosofo Andrea Emo. Dirige per la casa editrice AlboVersorio le collane "Libri da Ascoltare" e "Anime in dettaglio" ed è membro del comitato scientifico del festival La Festa della Filosofia. Collabora con il settimanale "L'Espresso".