Remo Bodei. Breve storia dell'estetica

Dai pitagorici ad Adorno

Remo Bodei, intervistato in occasione della IV edizione del Festival del Pensare, parla dell’evoluzione delle idee di estetica e di bellezza nella storia. La nostra percezione della bellezza è individuale, ma è anche il risultato di fattori storici e culturali e l’idea di eliminare le parole bellezza ed estetica oggi non ha senso. Il temine estetica, che in origine indicava la teoria della sensibilità, è creato dal filosofo tedesco Alexander Baumgarten. La bellezza inizialmente era qualcosa di calcolabile, cosa che oggi, abituati all’idea romantica dell’arte, abbiamo difficoltà a comprendere. Il bello era oggettivo, basato sulla simmetria, sulla proporzione e sul numero, come è ancora oggi per la musica e per l’architettura. Nella musica c’è il massimo di rigore matematico e nello stesso tempo il massimo di pathos, per cui se manca il primo viene meno anche il secondo. Il modello pitagorico del bello oggettivo resiste fino al Rinascimento, ma con la rivoluzione astronomica nel XVII secolo ritorna l’incommensurabile, l’infinito. I pitagorici scoprirono gli incommensurabili, l’apotema di un pentagono è incommensurabile rispetto al lato e quando Pitagora elabora il suo teorema, moltiplicando l’irrazionale per se stesso, ciò che è irrazionale e incommensurabile diventa commensurabile. La scoperta della vittoria sull’incommensurabilità ha segnato tutta la nostra tradizione, legando la bellezza alla verità in senso matematico fino al Rinascimento. Con la rivoluzione astronomica e il ritorno dell’incommensurabile scaturisce l’idea di gusto soggettivo.

Ma chi stabilisce il gusto? I musei, la critica d’arte nascono appunto per stabilire il gusto estetico. L’idea di bellezza viene messa in discussione da quella di sublime, ritenuto superiore al bello e che nasce dal sentimento che si prova di fronte all’immensità del mondo. Attraverso la scoperta della statua del Lacoonte e tutta l’opera di Shakespeare si scopre che la bellezza è sofferente, contorta e non più armonica e si comincia a innestare il brutto nel bello. Nel Romanticismo Friedrich Schlegel immette l’idea di brutto nell’arte, che trionfa nell’estetica del brutto di Karl Rosenkranz. Adorno compie l’ultimo passo su questa strada teorizzando un’estetica dello stridore della dissonanza. 


Remo Bodei (Cagliari 1938 - Pisa 2019) filosofo, tra i massimi esperti delle filosofie dell’idealismo classico tedesco e dell’età romantica, si è occupato anche di pensiero utopico e di forme della temporalità nel mondo moderno. 
Aveva lasciato gli studi alla Sapienza di Roma, per entrare alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si laurea e inizia la carriera accademica. Ma la sua formazione la deve soprattutto alle lezioni di Ernst Bloch, filosofo utopista tedesco, teorico del "principio speranza" e, più in generale, agli studi in Germania, nelle università di Tubinga, Friburgo, Heidelberg e Bochum. Si è occupato a lungo del razionalismo di Baruch Spinoza e dell'ermeneutica filosofica di Hans-Georg Gadamer, studiando e approfondendo soprattutto gli esponenti della scuola filosofica tedesca. Ha curato l'edizione italiana delle opere di Friedrich Hegel e di Theodor Adorno. Al padre dell'idealismo tedesco aveva dedicato la sua prima monografia intitolata "Sistema ed epoca in Hegel", pubblicata dal Mulino nel 1975 e poi riproposta in edizione ampliata dalla stessa casa editrice nel 2014 con il titolo "La civetta e la talpa". Nel 1987 pubblica con Einaudi "Scomposizioni" (rielaborato per il Mulino nel 2016) incentrato sulle molte contraddizioni dell’uomo moderno.
Autore riconosciuto a livello internazionale le sue opere maggiori sono state tradotte in diverse lingue. Ha insegnato, oltre che alla Scuola Normale Superiore e all’Università di Pisa, anche negli Stati Uniti, alla University of California Los Angeles (Ucla). Grande capacità di comunicare, sia con gli studenti che con il grande pubblico, soprattutto su temi scottanti come la ricerca della felicità personale e i vincoli che condizionano le aspirazioni dell’individuo, tematiche su cui ha scritto alcuni suoi libri di maggiore successo come Geometria delle passioni (Feltrinelli, 1991) e Destini personali (Feltrinelli, 2002). 
Tra gli altri suoi libri: Ordo amoris (Bologna 1991); Il noi diviso (Torino 1998); Le logiche del delirio (Roma-Bari 2000); Una scintilla di fuoco. Invito alla filosofia (Bologna 2005); Piramidi di tempo. Storie e teorie del «déjà vu» (Bologna 2006); Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia (Milano 2008); La vita delle cose (Roma-Bari 2009); Ira. La passione furente (Bologna 2011); Immaginare altre vite. Realtà, progetti, desideri (Milano 2013); Generazioni. Età della vita, età delle cose (Roma-Bari 2014); La vita delle cose (Bari-Roma 2014); La filosofia nel Novecento (e oltre) (Milano 2015); Limite (Bologna 2016); Le forme del bello (Bologna 1995, 2017 edizione ampliata). 
È stato Presidente del Comitato Scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia di Modena.