Torna a speciale Heidegger nel pensiero di Severino

Sergio Givone. Il concetto di eterno

Eternità e terribilità nel pensiero di Emanuele Severino

Condividi

Sergio Givone, intervistato in occasione del congresso internazionale Heidegger nel pensiero di Severino. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica, che si è tenuto dal 13 al 15 giugno a Brescia, parla dei concetti di eterno e di eternità, in riferimento al pensiero filosofico di Emanuele Severino
Il concetto di eterno, secondo Givone, è ben più profondo di quello di eternità, perché innanzitutto esso non ha a che fare con il tempo. La nozione di eterno elaborata da Platone parte da una riflessione sul tempo, in ogni istante temporale noi abbiamo quantomeno un’immagine dell’eternità perché l’istante è a suo modo eterno, identico a sé, ogni istante in base al principio di identità contiene l’eterno. Io sarò sempre io e neppure Dio può far sì che io non sia io, in base al principio di identità.

Se l’eterno, come dice Platone, è un’immagine mobile del tempo e viceversa, allora io posso pensare l’eterno come l’istante in cui io sono io e non un altro e se per esempio, in un istante ho afferrato il bene, quell’istante è eterno. Abbiamo a che fare con un’epifania, con un’immagine, che è come un’opera d’arte. Sappiamo che nessuna opera d’arte dura per sempre, ma, nel momento in cui io sono di fronte ad essa e la riconosco, afferro un simulacro di eternità ed è questo il modo che noi abbiamo di vivere l’eterno. L’eterno è qui ed ora e sempre di nuovo può essere. 

Si tratta di un concetto di eterno diverso da quello teorizzato da Emanuele Severino, che è una necessità assoluta e che a Givone fa venire in mente una descrizione dell’inferno, dove tutto ciò che è stato sempre sarà, qualcosa che già Dante aveva descritto nella Divina Commedia, quando per esempio raffigura la vittima che, vendicandosi, rosicchia per sempre il capo del suo carnefice. Severino ha ragione nel ricordarci che in ogni istante della vita la terribilità ha a che fare con l’eternità, ma questa eternità ha, secondo Givone, un sapore infernale più che paradisiaco. 


Sergio Givone è professore di Estetica presso l’Università di Firenze. A partire da un’originale interpretazione della lezione ermeneutica ed esistenzialista (soprattutto di Nietzsche, Heidegger e Pareyson), si è occupato della ridefinizione di alcune fondamentali categorie del pensiero filosofico del Novecento, tra cui l’idea di “tragico” e i concetti di eros e nichilismo. Tra i suoi libri: Disincanto del mondo e pensiero tragico (Milano 1988); Storia del nulla (Roma-Bari 1995); Favola delle cose ultime (Torino 1998); Eros/Ethos (Torino 2000); Nel nome di un dio barbaro (Torino 2002); Prima lezione di estetica (Roma-Bari 2003); Il bibliotecario di Leibniz. Filosofia e romanzo (Torino 2005); Non c’è più tempo (Torino 2008); Storia dell’estetica (Roma-Bari 2008); Il bene di vivere (a cura di F. Nodari, Brescia 2011).