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Giacomo Marramao. La filosofia di Leonardo da Vinci

Una sintesi di cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica

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Giacomo Marramao parla del tema della sua lezione magistrale Per un nuovo Rinascimento. Leonardo da Vinci come sintesi di cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica, tenuta a Roma il 19 maggio 2019, in occasione della XXVII edizione delle Olimpiadi Internazionali di Filosofia
Marramao individua il nucleo filosofico rilevante dell’opera di Leonardo nella sintesi tra sapere umanistico e scientifico. Nel Rinascimento non esisteva una linea di frontiera tra le due culture e Leonardo ne è l’esempio più straordinario. Leonardo è, secondo Marramao, un volto che ci viene incontro dal futuro, perché l’immagine dell’uomo e della natura che egli sviluppa nel Rinascimento è in grado di gettare luce sui problemi del nostro tempo. Leonardo intreccia l’aspetto vitale e quello meccanico dei processi naturali, la sua visione della natura non è meccanica ma vitale e per questo egli si proietta al di là del paradigma meccanicistico e della visione euclidea dello spazio propria della scienza moderna. Leonardo illumina la reciproca convertibilità tra arte e scienza, che sono l’unica possibile pratica filosofica, l’arte è un comporre conoscendo, mentre la scienza è un conoscere costruendo. 
Si definiva homo senza lettere, ritenendo che l’esperienza è più importante dell’autorità degli antichi: nessuna autorità può essere vantata senza essere verificata e la conoscenza della realtà conta più dell’autorità. 

Marramao sostiene la tesi di Fritjof Capra, che individua in Leonardo un pensatore sistemico, non statico ma dinamico. 
L’immagine del mondo che Leonardo delinea aveva bisogno di una matematica qualitativa, che in linguaggio tecnico si chiama dinamica non lineare e di una geometria delle forme in movimento. Lo spazio non è un contenitore ma viene curvato, alterato, riceve un’altra caratterizzazione formale, dinamica qualitativa, è uno spazio attraversato non solo da corpi ma dalle energie che promanano da essi. 

Chi coglie perfettamente la novità che Leonardo rappresenta è il poeta Paul Valery, che nell’Introduzione al metodo di Leonardo del 1894 coglie l’unità di pensiero sottesa all’apparente frammentarietà degli appunti lasciati dal genio vinciano e coglie il significato filosofico della sua opera. In Leonardo abbiamo una filosofia intesa come pratica che si serve di linguaggi multipli e che serve ad aprire la mente sul mondo ed egli afferma che la pittura è la più filosofica delle arti.

Tutto il Rinascimento è attraversato dalla sfida tra tempo e eternità e la pittura deve costruire creativamente uno spazio sottratto all’azione distruttiva del tempo. Ma la supremazia della pittura deve anche essere affidata alla capacità di rappresentare la dinamica dei mutamenti delle forme. Leonardo inventa la categoria filosofica dell’essere del nulla, che non è il nulla dell’essere ma il suo opposto. L’essere del nulla è quella cesura tra passato e futuro, quell’interstizio tra il non più e il non ancora da cui sprigiona la dinamica trasformativa degli eventi della Storia. È una sorta di tempo sospeso, che trova una rappresentazione artistica sublime nel sorriso enigmatico della Monna Lisa, reso indecifrabile dalla misteriosa sospensione del tempo.  


Giacomo Marramao  è professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Roma Tre e Direttore della Fondazione Basso di Roma. Nelle sue ricerche si è occupato di teoria critica della società e di teorie della democrazia, inscrivendo i propri studi nell’orizzonte di un’analisi critica della modernità e di una rigorosa ricostruzione genealogica dei presupposti del razionalismo occidentale. Tra le sue opere: Kairos. Apologie del tempo debito (Roma-Bari 1992); Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione (Roma-Bari 1994); Dopo il Leviatano (Torino 2000); Passaggio a Occidente (Torino 2003); Minima temporalia (Roma 2005); Potere e secolarizzazione (Torino 2005); La passione del presente. Breve lessico della modernità-mondo (Torino 2008); Contro il potere. Filosofia e scrittura (Milano 2011); Potere (Torino 2014); Genealogie dell’Occidente (Torino 2015).