Olivier Roy. Identità europea

Quanto cristiani sono i valori europei?

Olivier Roy, intervistato al Festival della Filosofia di Modena – Persona, parla dell’identità europea, tema della sua Lezione Magistrale.
Da una ventina d’anni in Europa si discute molto di identità europea, a causa dell’ondata di immigrazione che si è registrata a partire dagli anni ’60 e ’70, e soprattutto nella presenza dell’Islam come religione. Il problema, dunque, è capire quali sono i valori che l’Europa contrappone all’Islam. Da una parte, ai nuovi arrivati vengono contrapposti i valori europei come il femminismo, la libertà sessuale, la libertà d’espressione, i valori, insomma, considerati progressisti. Dall’altra parte, molti politici, soprattutto a destra, parlano dell’identità cristiana dell’Europa e della sua difesa. Ma questa identità cristiana corrisponde ai valori cristiani oppure ai nuovi valori di libertà in Europa? A tale riguardo, la situazione non è chiara e se ne discute molto. A partire dagli anni ’60, la Chiesa cattolica ha condannato la cultura dominante in Europa definita più volte “cultura della morte, denunciando il divorzio 
tra la cultura dominante in Europa e i valori cattolici. 
Il problema  sorge quando diciamo che bisogna difendere i valori europei: sì, ma quali scegliere? Quelli progressisti e liberali e i diritti dell’uomo, oppure la norma indicata dalla Chiesa cattolica? Il problema è che non si sceglie, non c’è nessuno che lo faccia.

L’Europa non è più cristiana dal punto di vista culturale, tuttavia fino agli anni ’60 del XX secolo i valori secolari dell’Europa sono stati quelli cristiani secolarizzati: la concezione del rapporto tra uomo e donna, del matrimonio, della procreazione, la visione del bene e del male, della morale, sono di natura cristiana, anche se non hanno un riferimento diretto al cristianesimo. Pertanto fino agli anni ’60 l’Europa, cristiana o laica, difende un’antropologia di stampo cristiano, ma poi cambia tutto e noi non abbiamo ancora compreso la portata di questo cambiamento.

Oggi l’Europa è profondamente frammentata, divisa. Lo si vede, ad esempio, nello strenuo attacco della Chiesa contro i nuovi valori, interiorizzati e inscritti nel diritto di tutta Europa, come la contraccezione, l’aborto, il matrimonio omosessuale, le nuove forme di procreazione. Allo stesso tempo, sempre meno europei vanno a messa e se si esclude la Polonia, quasi ovunque il numero reale di partecipanti alla messa si aggira intorno al 5% della popolazione europea. I cristiani sono dunque diventati una minoranza demografica e il cristianesimo si è trincerato in una minoranza culturale. I valori dominanti in Europa non sono più di natura cristiana: il secolarismo ha vinto.

La vera questione è che chi dichiara di riconoscersi nell’identità cristiana europea, per lo più i populisti, non adotta affatto un comportamento cristiano. I populisti europei, a nord come a sud, in grande maggioranza, difendono il narcisismo, l’individualismo e il piacere individuale, non tutelano la famiglia tradizionale, non parlano mai di disciplina, non sono militariste, sono in tutti i sensi figli del ’68 e allo stesso tempo sfruttano criteri religiosi e cristiani come pretesto per chiudere le frontiere. Questo sbandieramento dell’identità cristiana viene portato avanti in opposizione ai valori stessi della Chiesa. Pertanto in Europa il populismo che dichiara di riconoscersi cristiano non è che una forma di secolarizzazione del cristianesimo.

Oggi viviamo un momento di crisi, non sappiamo quali sono i valori europei e questo, a mio avviso, spiega uno dei problemi principali del progetto di costruzione europeo. Quello di Bruxelles riguarda le regole amministrative, ha una natura normativa, ma non ha un’anima. Non basta cantare l’Inno alla gioia per dare un’anima all’Europa, così come non basta usare il blu della Vergine nella bandiera europea. Il problema pertanto è chi può oggi dare un’anima all’Europa. Padre Dall’Oglio diceva: “Non dobbiamo essere legislatori, ma profeti.”, per dire che oggi all’Europa mancano i profeti.


Olivier Roy è professore all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, dove è titolare della Cattedra Mediterranea al Robert Schuman Centre for Advanced Studies. È stato direttore di ricerca al Centre national de la recherche scientifique (CNRS), ha insegnato all’EHESS e all’Istituto di studi politici di Parigi (IEP). Ha lavorato come consulente al ministero degli Affari Esteri francese e all’Ufficio delle Nazioni Unite. Il suo ambito di ricerca comprende l’Islam politico e le religioni comparate. Tra le sue principali pubblicazioni in lingua italiana: Afghanistan. L’Islam Afghano dalla tradizione alla radicalizzazione talebana (871-2001) (Genova 2002); Global muslim. Le radici occidentali del nuovo Islam (Milano 2003); L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito strategico sul terrorismo (Roma 2004); Islam alla sfida della laicità (Venezia 2008); Generazione ISIS. Chi sono i giovani che scelgono il Califfato e perché combattono l’Occidente (Milano 2017); La santa ignoranza. Religioni senza cultura (Milano 2017); L’Europa è ancora cristiana? Contro il nuovo nazionalismo (Milano 2019).