Michela Sassi. Armonia e musica

Il senso dei greci per la contemplazione

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Michela Sassi,  intervistata in occasione del seminario Studiare musica: solo i professionisti? O tutti, anche a scuola?, che si è svolto nel borgo di Montecastelli Pisano dal 31 luglio al 2 agosto, parla del tema del seminario dal punto di vista di una storica della filosofia. 
Fra i temi di ricerca dei quali la Sassi si occupa c’è il senso dei greci per i colori, dal momento che la civiltà greca era una civiltà visiva e la contemplazione è atto visivo e intellettuale, vedere con gli occhi e approfondire lo sguardo sul mondo attraverso lo sguardo interiore. Il teatro per esempio è il luogo dove si fa a vedere, ma meno noto è quanto fosse pervasivo per i greci il potere della musica, e la sua influenza  sull’animo sull’emotività.

Musikè indica l’arte delle Muse, l’attività delle Muse e non ha ancora un significato ristretto a quello che noi diamo al termine musica, ma è un’arte che accompagna la recitazione di testi poetici o la danza e vuol dire anche cultura in generale. Nell’età arcaica le dimore aristocratiche ospitavano il canto dell’aedo accompagnato dal suono della cetra, Saffo componeva dei canti destinati ad essere cantati da fanciulle mentre danzavano, al suono della musica.

Non cambia questa pervasività della musica nella polis classica dove queste occasioni sono sia pubbliche che private, come le cerimonie religiose o il teatro. Autori come Eschilo, Sofocle ed Euripide erano anche compositori delle proprie opere, ma le composizioni musicali sono andate perse. Il simposio è un’istituzione di età arcaica che continua anche oltre l’età classica, dove si facevano anche gare poetiche accompagnate da musica. Armonia è il termine che incontriamo spesso nella Repubblica di Platone ed è il termine chiave che designa il modo in cui possono stare insieme le tre classi della città e le diverse parti dell’anima, che egli vede proiettate nelle diverse classi sociali, filosofi, guerrieri e lavoratori, ma tutte queste istanze possono accordarsi nella teoria tripartita dell’anima, così come possono accordarsi nella città. 

Il termine armonia ha una radice che è quella di un verbo greco che vuol dire accordare, l’armonia è l’accordare tra loro pezzi diversi in modo da costruire un complesso dove le varie parti possano risuonare senza perdere nell’insieme la propria identità. 

La Sassi infine parla della funzione di aggregazione sociale della musica in età arcaica e anche successivamente nella polis quando la vita nella città è ispirata a criteri di partecipazione collettiva e al senso forte della collettività. Nella società odierna, che è più disgregata e non è paragonabile alla città greca, tuttavia occasioni di riunioni possono avere ancora valore per farci sentire insieme agli altri. 

In Toscana, nel borgo di Montecastelli Pisano che Philipp Bonhoeffer, cardiologo, violinista, liutaio, ha reso un particolarissimo centro di ricerca musicale e scientifica, dal 31 luglio al 2 agosto, si è svolto un seminario residenziale di musica, filosofia e psicoanalisi dal titolo “Studiare musica: solo i professionisti? O tutti, anche a scuola?” con il patrocinio di Rai Cultura e dell’Università di Pisa. Studenti universitari musicisti, musicisti professionisti, filosofi, psicoanalisti, hanno discusso, guidati dall’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, sul valore di formazioni abitualmente giudicate di poco conto se non, addirittura, superflue: latino, greco, musica, arte, filosofia...psicoanalisi. 


Maria Michela Sassi, formatasi come filologa classica presso l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, dopo aver prestato servizio come ricercatore presso la stessa Scuola Normale (1980-2001), dal 1994 ha tenuto per affidamento presso il Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Lettere dell’Ateneo pisano corsi di Storia della Filosofia Antica, Storia del Pensiero Scientifico Antico e Medievale, Filosofia e Scienza del mondo antico. Nello stesso Dipartimento, confluito poi nel Dipartimento attuale, ha preso servizio nel 2001 come Professore Associato, tenendo corsi dalla medesima titolatura sia nell’ambito della laurea triennale che della specialistica.
Sul pensiero filosofico e scientifico antico ha concentrato la propria attenzione a partire dalla tesi di laurea (in Letteratura Greca, con Vincenzo Di Benedetto) su Le teorie della percezione in Democrito, pubblicata come libro con lo stesso titolo per La Nuova Italia, Firenze 1978). Fra le direzioni in cui si sono volti i suoi interessi di ricerca, versatasi in un buon numero di libri e articoli pubblicati in sedi nazionali e internazionali: l’intreccio fra osservazione e a priori teorici, e/o schemi mitico-classificatori, lungo tutto l’arco della scienza antica (cfr. La scienza dell’uomo nella Grecia antica , Bollati Boringhieri, Torino 1988, trad.The Science of Man in Ancient Greece, Chicago Univ. Press, 2001); il rapporto fra mito e razionalità filosofica, in particolare nell’età dei Presocratici, cui è dedicato il libro Gli inizi della filosofia: in Grecia, Bollati Boringhieri, 2009, trad. The Beginnings of Philosophy in Greece, Princeton 
Univ. Press, 2018); la figura di Socrate (al centro del libro più recente: Indagine su Socrate. Persona filosofo cittadino, Einaudi, 2015); la relazione corpo-anima in Platone e Aristotele.