Lucrezia Ercoli. Chiara Ferragni. Filosofia di una influencer

Il romanzo di formazione contemporaneo

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Lucrezia Ercoli parla del suo saggio Chiara Ferragni. Filosofia di una influencer, pubblicato dall’editore Il Melangolo nel 2020. L’idea nasce dalla consapevolezza, maturata negli anni di lavoro come direttrice artistica del festival Popsophia, che appunto unisce filosofia e cultura pop, che oggi l’arte e la filosofia debbano confrontarsi con i personaggi che hanno trasformato il nostro immaginario contemporaneo.

Se esistesse uno spirito del tempo, probabilmente Chiara Ferragni ne sarebbe la perfetta declinazione: da un lato fashion blogger di successo, influencer con oltre 20 milioni di followers su Instagram, ma anche imprenditrice digitale. Nel suo saggio, la Ercoli tenta innanzitutto di liberarsi dagli stilemi della critica moralista e apocalittica che pensa alla Ferragni solo come ad un esempio della decadenza del presente, cercando invece di analizzare filosoficamente i meccanismi di immedesimazione che la legano ai suoi followers. 

La parola chiave è imitazione, che per Aristotele è veicolo di piacere e conoscenza, e si unisce sempre alla narrazione. La Ferragni, che unisce i due aspetti dell’imitazione e della narrazione, dal punto di vista del marketing descrive un cambio di paradigma: non si tratta più soltanto di vendere un prodotto, ma di inserire quel prodotto all’interno di una narrazione più ampia, legando sentimentalmente il consumatore alla cosa, attraverso un testimonial, che con la sua vita racconta qualcosa di più oltre al mero prodotto.

La Ferragni è una sorta di romanzo di formazione contemporaneo, completamente immerso nella società di massa e nelle sue storie Instagram costruisce una grammatica dell’autenticità, tipica della grande letteratura, ma con il linguaggio dei social. Inoltre, parlare della Ferragni significa anche parlare di noi stessi, perché anche noi viviamo, oltre che nello spazio pubblico, nello spazio virtuale e costruiamo la nostra narrazione sui social. 

Infine, con la raccolta fondi, che ha procurato milioni di euro per la terapia intensiva di Milano o con il servizio fotografico agli Uffizi, che ha visto aumentare enormemente le presenza giovanili al museo fiorentino, la Ferragni ha dimostrato che esiste anche un contagio positivo, che sta tutto nel potere della condivisione.