Domenico Trischitta. Ricordo di Angelo Scandurra 

Il poeta mecenate 

Domenico Trischitta ricorda il poeta ed editore siciliano Angelo Scandurra, (Aci Sant'Antonio, 1948 – Valverde, 2021)

In questa raccolta, già dal titolo bellissimo e significativo, mi commuove e mi coinvolge particolarmente l'idea che Angelo Scandurra abbia percepito che il poeta è un bersaglio mobile che si può impunemente punire da qualsiasi baraccone di tiro a segno. Come tutte le marionette il poeta cade e risorge. Pregnanti le poesie di Scandurra che ho deliberatamente 'sorvolato' non volendo essere nè filologa, né critico; ma come poeta ho toccato la terra della sua anima, la voce dei suoi fantasmi, i destini del suo sangue, gli abbandoni dei suoi pensieri e i ritmi della sua originalità stilistica che sostengono la presenza di un metro nuovo di scrittura che il tempo ha già convalidato. 

Così scrive Alda Merini nella sua prefazione alla raccolta di poesie di Angelo Scandurra Il bersaglio e il silenzio, pubblicata nel 2003 da Passigli. 
Angelo Scandurra come un bersaglio mobile ha sempre messo a disposizione un altruismo culturale sorprendente, prima e assieme al grande poeta esisteva il ruolo di mecenate editoriale (elegantissime e pregiate le sue edizioni de “Il girasole”) gioielli di stampa a disposizione di poeti siciliani emergenti o di grandi intellettuali affermati (Tonino Guerra, Michelangelo Antonioni, Gesualdo Bufalino, Manlio Sgalambro, Sebastiano Addamo). 
Si deve ad Angelo Scandurra l'incontro nel 1993 tra Manlio Sgalambro e Franco Battiato, che ha dato origine ad una delle più alte pagine della storia culturale italiana contemporanea. 

La sua vulnerabilità senza filtri rappresentava la sua forza, candore ma non ingenuità, illuminazioni di idee che spesso realizzava concretamente (rassegne internazionali di poesia e manifestazioni teatrali). E soprattutto la sua generosità di condivisione di bellezza, espressa nel più bel progetto politico mai visto alle falde dell’Etna. La sua provinciale Valverde che sotto la sua guida divenne uno dei centri propulsori più attivi d’Italia.



Domenico Trischitta è uno scrittore, giornalista e drammaturgo catanese. Esordisce come autore teatrale nel 1999 al Teatro Quirino di Roma con il testo "Sabbie Mobili". Ha collaborato con la terza pagina del quotidiano "Il Tempo". Si è occupato di critica teatrale sulle pagine di "Repubblica" Palermo, e di cultura e spettacolo ne "La Sicilia". Come scrittore è autore del racconto "Daniela Rocca, il miraggio in celluloide", (Boemi Editore, 1999), "Una raggiante Catania", 2008 vincitore del Premio Martoglio 2009, "1999" raccolta di racconti (2013) , "Glam City", romanzo 2014 Avagliano editore; "L'Oro di San Berillo", 2015 Algra editore; "Le lunghe notti", 2016 raccolta di racconti, Avagliano editore). Nel 1995 è stato aiuto regista di Franco Battiato nel "Socrate Impazzito" di Manlio Sgalambro, andato in scena nell'Estate Catanese. Nel 2011 ha partecipato al documentario Sicilia di sabbia di Massimiliano Perrotta, raccontando la Catania del vecchio quartiere San Berillo.