L'Antico catalogo della Biblioteca dei Girolamini

Fabrizio Lomonaco

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Fabrizio Lomonaco, intervistato il 15 ottobre 2020 presso la sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, presenta la ristampa dell'Antico catalogo della Biblioteca dell'Ortorio di Napoli, detta dei Girolamini del 1726. 
L’originale, conservato tuttora in questa Biblioteca (segn. SM. 27.1.10, cc. 1r-244v), documenta il prezioso e ricchissimo fondo della «libraria del chiarissimo Giuseppe Valletta» che, amico e corrispondente del filosofo Giambattista Vico, fu avvocato di professione, studioso di filosofia, di economia e di diritto di natura a Napoli dove la fondò in via dei carrozzieri n. 13 a Monteoliveto. Molto frequentata alla fine del Seicento dai più noti dotti italiani ed europei, da Magalotti a Redi, da Graevius e Goetius, Muratori e Magliabechi, da Mabillon e di Montfaucon, fu una biblioteca parte di un prezioso Museo  ricco della prima collezione di vasi etruschi come la definì Winckelmann prima di passare alla Vaticana di Roma e all'archeologico di Firenze per quella dolorosa dispersione annunciata da Apostolo Zeno al fratello Pier Caterino, paventando anche la possibile vendita del libri e dei preziosi codici da lui catalogati nel 1715.

La ricchezza del fondo Valletta, affiancato nel 1726 a quello dei filippini, è attestata dalla presenza di volumi dedicati alla cronologia e alla Geografia sacra (Bochart) e alla critica biblica (Simon), accanto ai testi dei Padri della Chiesa (Agostino) e ai trattati di morale e di teologia cattolica e protestante (da Wittich a Limborch, da Leibniz a Grozio, da Burnet a Toland), di storia ecclesiastica e di polemica religiosa (da Bossuet a Mabillon, da Maimbourg a Fleury).

Nell'ambito dei testi filosofici, matematici e medici di provenienza italiana francese ed inglese sono rilevanti solo per far alcuni esempi già molto noti e ristretti all'ambito filosofico le presenze delle edizioni italiane di Lucrezio, nonché di Telesio, Della Porta e Campanella con Galileo e Cartesio, Gassendi, Huet e Régis, La Mothe Le Vayer, Bayle e Lamy; tra le opere in inglese sono da segnalare i testi di Bacone (con le edizioni olandesi del 1663 e del 1684, quella italiana dei Sette saggi morali del 1626) e di Thomas More (la traduzione preziosissima dell'Utopia del 1548), gli scritti di Boyle e Willis, Henry More, Burnet e Stanley, dei platonici di Cambridge (Herbert) e di Newton, di Locke e degli «Acta Philosophica» della Royal Society con le «Philosophical Transactions» dirette da Oldenburg e poi da Hooke. Accanto a Grozio e Pufendorf è collocato Selden che, nel De iure naturali et gentium juxta disciplinam Ebraeorum (1640), presente nel fondo Valletta. 
Nella collezione di questo fondo, distintasi anche per la presenza di preziose legature artistiche, attribuite a un Demetrio Canevari, medico e bibliofilo genovese del secolo XVI, sono da segnalare accanto ai 1.035 testi a stampa e i 184 manoscritti (in-folio, in-4°, in-8° e in-12°), 32 codici latini e 49 codici italiani nonché 29 manoscritti a penna in spicca quello vallettiano sulla crisi monetaria napoletana di fine Seicento. Provenienti dalla biblioteca Valletta sono i preziosi codici tra i secoli XII e XVI, dalla Liturgia sacra di S. Giovanni Crisostomo a un Erbario anonimo del Trecento, dall'Etica di Aristotele alle Tragedie di Seneca, dall'Eneide di Virgilio al De oratore di Cicerone, dall'Epistolario di Plinio il Giovane alla Storia di Alessandro Magno di Q. Curtio Rufo, dal De civitate Dei di Agostino alla Cosmographia di Tolomeo, da La Teseide di Boccaccio alle Epistolae di Petrarca e, soprattutto, alla Divina Commedia della prima metà del secolo XIV con annotazioni latine inedite è uno dei tre capostipiti dei manoscritti danteschi.
L'edizione delle Opere (1700-1703) di Agostino – curata dai Maurini e in possesso degli Oratoriani – pubblica nel tomo VII il De civitate Dei. Tra i «critici cristiani» è annoverato esplicitamente il gesuita francese Pierre Daniel Huet con la sua Demonstratio evangelica (1679), posseduta dal fondo Valletta nella terza edizione del 1690. Sui temi della divinazione e, più in generale, delle origini delle religioni il catalogo documenta la presenza dei classici Cicerone (De natura deorum) e Apollodoro (De origine deorum) accanto ai moderni: la De deis gentium varia et multiples historia (1548-1696) di Giraldi, il De divinatione & magis praestigiis (1615) di Boissard, il De theologia gentilis (1668) di Vossius, la Theologia gentilis (1684) di Clasen, la Historia deorum (1675) di Mussard, il Dialogus literarius de poëtis et prophetis (1678) di Borremans, le due dissertazioni De oraculis veterum ethnicorum (1683, 1700²) e De origine ac progressu idolatriae et superstitionum di van Dale (1696), opere e autori, questi, tutti presenti nel fondo Valletta. 
Della decostruzione-ricostruzione etimologica di religio Vico, lettore  e ammiratore dell'Etymologicum lingue latinae di Voss (posseduto dal fondo Valletta nell'editio princeps del 1662) offrirà un saggio esemplare nella Scienza nuova del 1744. 
Se è ancora da stabilire che la trascrizione del Catalogo sia opera del filosofo napoletano e finanche documento della sua scrittura, è certa, però, la sua consulenza come prova la nota di pagamento del 30 marzo 1727: «A 30 Marzo. A D. Gio Battista Vico per l'apprezzo della Libreria e in conto del travaglio del Catalogo D. 29.65». E in una lettera del 1726 a de Vitry Vico conferma il suo intervento, notando il notevole deprezzamento del valore della biblioteca Valletta, «comperata (...) per quattordicimila scudi, la quale trent'anni addietro valeva ben trentamila; ma io, che sono stato adoperato ad estimarla, ho dovuto tener conto de' libri quanto essi vagliono in piazza, nella quale i greci e i latini, anche delle più belle e più correte edizioni primiere, sono scaduti più della mettà del loro prezzo, e il di lei maggior corpo sono sì fatti libri greci e latini». È la denuncia della crisi del classicismo sia pure in un contesto di grande rilevanza culturale che faceva di Napoli uno dei maggiori centri europei della circolazione delle idee e dei saperi moderni


Fabrizio Lomonaco è professore ordinario di Storia della Filosofia nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Le sue ricerche si sono concentrate sulla cultura storico-filosofica di Sei-Settecento con saggi su Grozio e Perizonio, Noodt e Barbeyrac, Gravina e Vico, Pagano e Bertòla, Herder e Kant. Ha curato e introdotto ristampe anastatiche delle Opere di Vico e Caloprese, Gravina e Spinelli, Barbeyrac, Pagano e Bertòla. Ha pubblicato monografie dedicate a Gravina (1997 e 2006) e a Tolleranza e libertà di coscienza in Olanda e a Napoli nel Settecento (1999, 2005 e 2013). Nel 2010 sono apparsi volumi su A partire da Giambattista Vico. Filosofia, diritto e letteratura nella Napoli di secondo Settecento e su New Studies on Lex Regia; del 2011 è la raccolta di saggi su Pasiones del alma y pasiones civiles. Nel 2013 ha curato la Bibliografia degli scritti di Fausto Nicolini.