Benedetto Croce. La poesia di Dante

Emma Giammattei 

Emma Giammattei parla del saggio di Benedetto Croce, La poesia di Dante del 1921, ripubblicato nel 2021 da Bibliopolis nell’Edizione nazionale delle Opere di Benedetto Croce (a cura di Giorgio Inglese, Nota  al testo di Gennaro Sasso, Napoli, 2021. 

Nel 2021 si celebra il settimo centenario della morte di Dante, ma ricorrono anche cento anni della prima edizione di questa importante opera di Croce. Vogliamo ricordare questa duplice ricorrenza con le parole finali del discorso (riproposto in appendice nel libro) con cui Croce, allora Ministro della Pubblica istruzione, inaugurò l’anno del sesto centenario della morte di Dante: 

Il piú alto e vero modo di onorare Dante è anche il piú semplice: leggerlo e rileggerlo, cantarlo e ricantarlo, tra noi e noi, per la nostra letizia, per il nostro spirituale elevamento, per quell’interiore educazione che ci tocca fare e rifare e restaurare ogni giorno, se vogliamo «seguir virtute e conoscenza», se vogliamo vivere non da bruti, ma da uomini.

Il saggio, che è stato determinante per riorientare il viaggio di Dante nel XX secolo, fece scandalo e fu contestato, perché Benedetto Croce rivendicava a quel lettore comune, a quello che definiva "il poetico lettore", che sentiva anche di rappresentare in sé, contro i “dantisti”, contro quei filologi ed eruditi, che avevano in un certo senso sequestrato in un culto molto celebrativo la Divina Commedia. 

La battaglia contro il dantismo è la battaglia contro i professori universitari, che è un suo polo polemico costante fin dal 1894, dal saggio La Critica letteraria, in cui dice che molte ricerche dei professori spessissimo dedicate a Dante sono titoli concorsuali.

Segue sul tema un brano da "La Critica", 1941, XXXIX: 

La parola "professore" come epiteto 
A proposito dell'uso non infrequente da me fatto della parola "professore" ad esprimere un certo modo d'inferiorità in cose di filosofia, mi si risponde che "anche Platone, Aristotele, Vico, Kant e altri grandi furono professori". La risposta, che vorrebbe essere arguta, è essa stessa professorale, cioè poco fine, perché non intende che io parlo non già dell'onesto guadagnarsi il pane con l'insegnamento, ma di un certo abito mentale che si forma spesso in quella condizione; spesso, ma non sempre, e non mai nei grandi, che, in mezzo al mestiere stesso che sono portati a esercitare, grandeggiano. Ma poco fine è quella risposta anche perchè non coglie la mia sottintesa premessa, cioè che la filosofia come la poesia sorge dall'intimo petto, si fa solo quando si può, si fa quando si è costretti a farla; donde la diffidenza per la filosofia nascente da richieste esterne, da necessità di carriera, analoga alla poesia per nozze e nascite e funerali, monacazioni, elevazioni alla sacra porpora, e simil. Dal maitre d'école, propriamente detto e in relazione all'ufficio sociale che esercita, non si pretende che esso sia filosofo, ma che possegga cultura, buona informazione, chiarezza d' intelligenza, modestia, dignità, che è ciò per cui lo si tiene in pregio, e che, come ogni cosa bella e buona, è poi tutt'altro che comune e volgare".




Emma Giammattei è professore emerito di letteratura italiana all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove coordina il dottorato di ricerca in Humanities and Technologies: an integrated research path. È membro del Consiglio scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana e del Consiglio scientifico dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, dove dal 1999 tiene il corso annuale di storia della critica. Nel 2017 ha ricevuto il Premio di critica letteraria dell’Accademia Nazionale dei Lincei, per le sue ricerche sulla geografia della letteratura, sul rapporto fra modelli culturali e meccanismi retorici, e sulla tradizione del pensiero laico, con riguardo particolare all’opera di Benedetto Croce. Per la sua attività culturale e scientifica le è stata conferita nel 2020 l’onorificenza di commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.