Filippo La Porta. La rivista Tempo Presente 

Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone 

Filippo La Porta parla della rivista Tempo Presente e dei suoi fondatori gli scrittori Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone.
Tempo Presente è forse la più bella rivista culturale italiana del dopoguerra, insieme  al Mondo di Pannunzio. Fondata e diretta da Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone, inizia le pubblicazioni nel 1956 fino al 1968. È espressione della cosiddetta terza forza, schiacciata parafrasando Manzoni, come un vaso di coccio tra i vasi di ferro, dove i vasi di ferro sono la DC e il Partito comunista, come espressione di un orientamento liberal socialista, che non ha mai avuto una vera rappresentanza politica. 
All’interno di questa terza forza c’erano diverse tendenze e Chiaromonte incarna quella più radicale, muovendo egli sempre una critica non solo alla società del suo tempo, ma alla stessa civiltà, perché si interroga su che cosa renda una vita degna di essere vissuta. 
Chiaromonte se la prende con l’egomania, che è qualcosa di più del narcisismo, anche se lo contiene e che è l’idea che il fine della vita sia una ossessiva autorealizzazione, ossia soddisfare tutti i propri appetiti e possedere quanti più oggetti possibili. 
Tempo presente raccoglie il meglio dell’intelligenza mondiale, scrittori come Albert Camus, Hannah Arendt, Giorgio Manganelli, Piero Citati, Elémire Zolla. 
Tutte le annate di Tempo Presente sono finalmente a disposizione del pubblico,  consultabili sul sito allestito dalla rivista “Una città”. 
Il fatto che fosse espressione di una terza forza dava alla rivista una grande libertà intellettuale e indipendenza di pensiero, che non avevano la Dc e il Partito comunista, caratterizzati al contrario dal fatto di essere quasi due chiese simmetriche con le loro liturgie. 

Chiaromonte, come una sorta di cavaliere della verità, riesce a vedere la realtà politica del suo tempo senza scheletri ideologici, con una totale libertà di giudizio e proprio per questo è sempre stato oggetto di discredito e di denigrazione. 

L’altro grande protagonista della rivista Tempo Presente è stato Ignazio Silone, nel quale il socialismo incontra un cristianesimo evangelico, un cristianesimo socialista di un non credente, che aderisce ad uno spirito di fratellanza e di carità che nasce spontaneamente tra gli umili. 
Silone ha avuto una vita difficile nel nostro Paese, accusato senza fondamento persino di essere una spia fascista ed è stato screditato per anni dal punto di vista letterario. Fontamara è un grande romanzo epico del Sud del mondo, ma è stato più apprezzato all’estero, soprattutto dai grandi scrittori, che in Italia. 
Anche il Mondo di Pannunzio ha fatto grandi battaglie ma senza mai uscire da un moralismo borghese anche nobile, non esce mai da certi confini di classe. 

In Silone c’è un’istintiva avversione per la società letteraria italiana per i suoi riti e il suo galateo, un’avversione ricambiata. 

Il merito di Silone è stato quello di screditare il carattere totalitario del comunismo sovietico e lo stesso Partito comunista italiano che riteneva in un certo senso di avere il monopolio della critica dell’esistente. Si pensi che negli anni Cinquanta Aldo Capitini, teorico della non violenza, pur essendo molto più a sinistra di Togliatti non ha mai avuto spazio.  

Il socialismo per Silone è un’estensione dell’esigenza etica dalla ristretta sfera individuale e familiare a tutto il dominio delle attività umane, che implica un primato della morale sulla politica e quindi basta applicare alla società i principi che ciascuno di noi ritiene validi per la nostra vita privata. 


Filippo La Porta, critico e saggista, è autore di Non c’è problema. Divagazioni morali su modi di dire e frasi fatte (1997), Manuale di scrittura creatina. Per un antidoping della letteratura (1999), Narratori di un Sud disperso. Cuntastorie in un mondo senza storie (2000) e Pasolini. Uno gnostico innamorato della realtà (2002). Presso le nostre edizioni ha pubblicato La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo (1995, n. ed. ampliata 1999) e L’autoreverse dell’esperienza. Euforie e abbagli della vita flessibile (2004).