Massimo Cacciari e il pensiero della libertà 

Gianluca De Candia

Gianluca De Candia, intervistato nel settembre del 2021, riflette criticamente sul pensiero del filosofo Massimo Cacciari.

Una delle sfide teoretiche di Massimo Cacciari è stata quella di rendere ragione di una nozione di Presupposto (Inizio) oltre l’equivalenza fra possibile (δυνατόν) e potenza reale (δύναμις) entro la quale si è mossa l’intera filosofia occidentale. Al conseguimento di tale risultato è dedicata la sua trilogia: Dell’Inizio (1990), Della cosa ultima (2004), Labirinto filosofico (2014). 

Cacciari rileva come dopo il Neoplatonismo si sia pensato l’Inizio (initium) per lo più nei termini di “Iniziante” (origo), ovvero come ciò che inevitabilmente trapasserebbe nell’essere. A suo avviso anche la stessa “dottrina delle potenze” di Schelling, nonostante lo sforzo di superare il nesso potenza-atto, rimane irretita entro lo stesso nesso dialettico, per il quale “possibile” diviene sinonimo di “potenza” (e di volontà), di modo che il possibile non attuato (non voluto) non sia ultimamente definibile come possibile. Scrive Cacciari:

La ‘filosofia positiva’ schellinghiana è esplicitamente criticata, laddove se ne mostra la sostanziale complementarietà con la ‘deduzione’ hegeliana dell’“età del Figlio”; e completamente abbandonata laddove il non-essere di Dio, la de-cisione che la stessa Vita intradivina presuppone, significa non il ‘fatto’ della morte di Dio, ma la possibilità estrema, compresa necessariamente nell’Onnicompossibilità dell’Inizio, che il possibile non sia, e cioè che il possibile della stessa Vita intradivina sia impossibile. 


L’uscita dallo stallo consisterebbe invece nel pensare l’Inizio come “indifferente Onnicompossibile”, in modo tale che, anche nell’avvenuta successione dell’essere, esso non venga meno, ma vi permanga come sullo sfondo. 

Questa traccia, per certi versi “tragica” dell’Inizio e nell’Inizio, pone ora secondo Gianluca De Candia dei problemi che meriterebbero di essere discussi: il primo concerne la possibilità de jure di dare all’Inizio, a ciò che dovrebbe corrispondere all’Unum-Unum della prima ipotesi del Parmenide e che non ammette alcun predicato, il nome di «indifferente Onnicompossibile»; il secondo concerne la effettiva articolazione fra l’Inizio e il versante positivo della Possibilità che fa essere ciò che è, ovvero il passaggio dall’Inizio all’Essere. Per De Candia Cacciari testimonia come, malgrado le reiterate dichiarazioni di “fine” della metafisica, essa sia più viva che mai e che possa conoscere ancor oggi variazioni originali, degne di essere presa in seria considerazione.

Gianluca De Candia è professore di Filosofia e dialogo con la cultura contemporanea presso l’Università Cattolica di Colonia (KHKT) e mediatore fra filosofia italiana e tedesca. È autore della prima monografia in lingua tedesca sul pensiero di Massimo Cacciari (Der Anfang als Freiheit. Der Denkweg von Massimo Cacciari im Spannungsfeld von Philosophie und Theologie, Scientia & Religio Band 18, Verlag Karl Alber, Freiburg im Breisgau 2019). Una sintesi dei risultati di questa sua ricerca è ora disponibile in lingua italiana: Il forse bifronte. L’emergenza della libertà nel pensiero di Dio, Mimesis 2021. È inoltre curatore della prima traduzione in tedesco degli scritti di Luigi Pareyson (Vom Staunen der Vernunft, partiell übers. und hrsg. von Gianluca De Candia, mit einem Vorwort von Gianni Vattimo und Giuseppe Riconda, Aschendorff Verlag, Münster 2021). Per la prestigiosa collana “Philosophische Bibliothek” dell’Editore Felix Meiner di Amburgo è in uscita la sua traduzione della fondamentale opera pareysoniana Verità e Interpretazione. Twitter: @CandiaGianluca