Silvia Andreoli. Fiaba e filosofia

Il meraviglioso come antidoto al male


Silvia Andreoli parla del rapporto tra la fiaba e la filosofia.

Esiste un legame tra fiaba e filosofia, poiché in entrambe abbiamo a che fare con la radice stessa dell’esistenza umana. Se però in filosofia lo stupore è un angosciato stupore, per l’acquisita consapevolezza dell’esistenza della morte, nella fiaba l’elemento dell’angoscia è cancellato: il protagonista si ritrova nel meraviglioso e reagisce in modo spontaneo ed è questa spontaneità che ne determina il carattere. 

Nella fiaba l’orrore e l’angoscia esistono ma soltanto nel contesto, non nello sguardo del protagonista e questo fa sì che ci sia una forte azione liberatoria nell’ascolto della fiaba, perché ci avvicina a un mondo orrorifico però tenendoci in qualche modo immacolati.


Nella versione originale, Cappuccetto Rosso dopo essere stata mangiata rimane nella pancia del lupo e questa versione è più efficace perché mantiene l’assoluto dell’innocenza: Cappuccetto Rosso esce di casa e non sa quali pericoli incontrerà e il suo gesto di ascoltare comunque il lupo ne mette in evidenza il meraviglioso. 

Nella matrice pura della fiaba c’è la possibilità di entrare in comunanza con il meraviglioso, sapendo che l’orrorifico esiste, ma tenendosene un po’ lontano e in questo la fiaba supera la filosofia. 


Silvia Andreoli è nata a Verona, ha studiato a Milano e ha scelto Parigi come città in cui nascondersi per scrivere. Ha esordito giovanissima nel 2004 con Malvina (La Tartaruga) e nel 2005 con Busserò per prendere la notte (Baldini&Castoldi), poi ha preso una pausa di riflessione e studio per tornare nel 2018 con il romanzo Nera come una fiaba (Morellini Editore). Suoi racconti sono presenti nelle antologie Lettere alla madre (2018) e Lettere al padre (2020).