Laura Pepe. L'Eracle di Euripide 

L'umanità dell'eroe 

La storica Laura Pepe racconta L’Eracle di Euripide, una tragedia messa in scena per la prima volta intorno al 420 a.C.
Il mito di Eracle è uno dei più conosciuti al grande pubblico perché Eracle, l’eroe invincibile, è uno dei grandi modelli eroici dell’antichità, un eroe di civiltà. Eracle è figlio di una mortale Alcmena e di un dio, Zeus, che una notte decide di prendere le sembianze di Anfitrione, marito di Alcmena, per unirsi a lei nel letto e per questo adulterio di Zeus è odiato da Era, la moglie del dio, che comincia a perseguitare l’eroe fin da bambino. 

Euripide non guarda alla sovrumanità di Eracle, ma piuttosto alla sua umanità: tutta la tragedia è un disvelamento dell’umanità dell’eroe, che ci fa riflettere sul nostro essere umani. L’eroe civilizzatore, che affronta le fatiche per liberare il mondo dai mostri, finisce nel trasformarsi nel simbolo della fatica che ogni uomo deve fare per affrontare i propri mostri, la propria esistenza, con straordinaria grandezza d’animo.

Come è tradizione nel teatro tragico greco, nel momento della massima felicità inizia la rovina dell’individuo: un uomo non può mai dirsi felice fino a quando non è giunto il suo ultimo giorno.

Per gli antichi la follia non era un fenomeno psichico che si originava dall’interno dell’individuo, ma era mandata agli uomini dagli Dei.

Il sonno di Eracle dopo la sua follia può essere visto come un rito di passaggio in cui l’eroe muore per far posto ad un uomo, che non ha dimenticato la grandezza dell’eroe

 
Le immagini sono tratte dall’Eracle, messo in scena nel 2018 al Teatro Greco di Siracusa (direttore artistico Roberto Andò, traduzione di Giorgio Ieranò, regia di Emma Dante).