Enrica Lisciani Petrini. Filosofia e Musica. Parte I 

Dall'antichità alla modernità

Nel video Enrica Lisciani Petrini, professore Ordinario di Filosofia Teoretica dell’Università di Salerno, parla del rapporto tra la musica e la filosofia nella cultura occidentale, a partire dall’antichità classica. 

La filosofia e la musica sono legate fra loro fin dall’antichità: se c’è un ambito col quale la filosofia si è subito sentita in sintonia, questo è la musica: la dimensione dei suoni fra loro concordanti armoniosamente. 
Pitagora, matematico, scienziato, taumaturgo e filosofo, è stato è il primo ad intuire l’incidenza della matematica per descrivere il cosmo, quale sistema perfettamente ordinato secondo proporzioni numeriche e consonanze perfette, in una parola, fatto di armonia, un concetto che il filosofo di Samo deriva direttamente dalla conoscenza dei suoni e quindi dalla musica.

La feconda intuizione di Pitagora è stata quella di vedere tali proporzioni estese all’intero universo e l’idea della cosiddetta “musica o armonia delle sfere”, una musica continua silente, prodotta dal movimento degli astri, inudibile per l’orecchio umano o udibile solo dall’orecchio dei veggenti: un’armonia celeste.

Una visione che passa nella filosofia  di Platone (428-7 – 348-7 a.C.), il filosofo che nella Repubblica parla di una musica delle sfere celesti e nel Timeo dell’“anima del mondo” come quella sostanza che pervade l’universo e che ha natura matematica, perché intrinsecamente musicale e per questo conferisce a tutto l’universo ordine, armonia e bellezza.

Si tratta di una concezione che influenzerà i secoli futuri, a partire da Agostino d’Ippona (354-430 d.C.) che nel De musica e nelle Confessioni, descrive la musica – la sua struttura perfettamente ritmica e metrica basata sugli intervalli di cui aveva parlato Pitagora – come la manifestazione prima dell’ordine matematico dell’universo creato da Dio, fondato su rapporti numerici. In tal senso la musica diventa rivelativa dell’ordine divino e il tramite per eccellenza della trascendenza verso Dio. 

La musica, in questa grandiosa visione, è strettamente connessa all’ordine divino del cosmo e alla sua conoscenza. Essa, quindi, non ha ancora assunto – e ancora per molto tempo non assumerà – il valore ‘estetico’, di arte volta ad abbellire la realtà ordinaria. 

Nelle scholae medievali, la musica – in quanto disciplina matematica, astratta, ideale – è posta all’apice della conoscenza.
Nel Rinascimento è Marsilio Ficino (1433-1499), in particolare, che raccoglie il testimone di questa straordinaria tradizione, da lui amplificata e rielaborata in una chiave ermetico-magica: la musica è vista come qualcosa che non appartiene all’uomo, ma che l’uomo coglie come espressione di quella realtà vasta e imperscrutabile in cui egli è immerso.

L’Umanesimo colloca l’uomo con la potenza del suo intelletto al centro dell’universo, in quanto, secondo Pico della Mirandola (1463-1494), autore di una Oratio de hominis dignitate, è l’unico “capace di afferrare la ragione [dell']opera così grande [di Dio], di amarne la bellezza, di ammirarne la vastità” e musica s’inscrive in questa nuova temperie e, per dir così, dall’alto dei cieli scende sulla terra degli uomini.

È il momento in cui nelle corti si comincia a fare musica per diletto: ossia per cantare, ballare, divertirsi, stringere rapporti (e non più solo per pregare). Perché il mondo non è più univocamente e piramidalmente rivolto a Dio, ma ramificato in una pluralità di poli sociali in continuo scambio fra loro. 

Tra XV e XVI secolo, si modifica di conseguenza anche la struttura formale della musica: dalla monodia tipica del canto gregoriano e della musica sacra si passa alla polifonia vera e propria. Si apre così quella fervida fase di passaggio che dal Rinascimento porta – lentamente ma potentemente – all’età moderna. 

Enrica Lisciani Petrini insegna Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Salerno. I suoi lavori ruotano attorno al pensiero filosofico otto-novecentesco, con una particolare attenzione alle riflessioni di autori come Heidegger, Bergson, Jankélévitch, Merleau-Ponty e agli intrecci con le esperienze artistiche che sono sullo sfondo di esse. Tra le sue ultime pubblicazioni: Il suono incrinato. Musica e filosofia nel primo Novecento (Einaudi, Torino 2001); La passione del mondo. Saggio su Merleau-Ponty (ESI, Napoli 2002). Ha curato le traduzioni italiane di J.-L. Nancy, All’ascolto (Cortina, Milano 2004) e (insieme a P. De Luca) di R. M. Rilke, Lettere a Magda (Mimesis, Milano 2006).