Robert Adam. Spazio, tempo, e progettazione urbana
L'evoluzione dell'architettura classica nel rispetto della tradizione
Nella progettazione urbana bisogna tener conto del ritmo temporale delle cose che si fanno. Ad esempio, si lavora con il paesaggio, ossia con qualcosa che esiste da milioni di anni e che esisterà per milioni di anni ancora e poi con il clima, che forse muta un po'più velocemente e ancora con la forma urbana, che dura nel tempo e, quindi, ciò che dura più a lungo è ciò che conta di più.
Nella progettazione urbana se si lavora con la natura, il risultato sarà sempre migliore anche in termini di sostenibilità. Secondo il famoso detto di un presidente americano dell'American Institute of Architects, Carl Elefante, l'edificio più ecologico è quello che già esiste, ma se si sta costruendo un nuovo edificio, il progetto più ecologico deve essere quello capace di durare maggiormente nel tempo.
In termini di spazio, uno dei problemi della progettazione urbana è lo spreco nell'uso dello spazio. In altre parole, c'è l'idea che lo spazio sia un bene, è preferibile, quindi, occupare il minor spazio possibile dal punto di vista economico e ogni spazio deve avere una funzione ben precisa.Dato che non si può mai essere completamente sicuri di cosa ci riserva il futuro, è necessario progettare spazi e luoghi che siano facilmente adattabili a usi e circostanze sconosciuti e in questo consiste la sostenibilità, collocare le cose nel giusto orizzonte temporale.
Circa trent’anni fa, ci fu una rinascita dell'architettura classica, intesa come imitazione letterale di quella del passato, ma la tradizione invece può essere rispettata anche nel cambiamento, nella creatività e questo vale anche per l'architettura classica che deve continuare ad evolversi: non è una rivoluzione ma è un'evoluzione dell'architettura classica che fa parte della nostra identità culturale.
Robert Adam si è formato all’Università di Westminster e nel 1973 ha vinto una borsa di studio a Roma. Nel 2000 ha fondato lo studio Robert Adam Architects, distinguendosi nello sviluppo dell’architettura tradizionale e classica, e nella progettazione urbana contestuale di cui è stato pioniere. Già consigliere eletto e segretario onorario del RIBA (Royal Institute of British Architects), fa parte di tre commissioni di progettazione e del consiglio di amministrazione dell’Office for Place. È professore di progettazione urbana presso l’Università di Strathclyde. Ha fondato l’International Network for Traditional Building, Architecture and Urbanism (INTBAU) nel 2001 e il Traditional Architecture Group (TAG) nel 2003. Tra i suoi libri si segnalano: Classical architecture: a complete handbook; Heritage and culture; The globalisation of modern architecture; Time for architecture. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali il premio Arthur Ross dell’ICAA (Institute of Classical Architecture & Art) nel 2005 e il Richard H. Driehaus Prize nel 2017.