Anastasio. Le macchine non possono pregare
Il canto come resistenza: arte, autonomia, rivoluzione interiore
In un mondo in cui le macchine sembrano sempre più umane, gli uomini sembrano sempre più macchine perchè stanno perdendo la capacità di sentire.
Ci vorrebbe oggi una grande rivoluzione, interiore ma collettiva, perché non basta ribellarsi contro la società, ma è necessaria una rivolta concreta che smetta di considerare l’uomo come un insieme di funzioni produttive. L’uomo non è uguale alla somma delle sue funzioni, come la macchina che vale quanto produce, ma nell’uomo c’è qualcosa di sacro che andrebbe tutelato, che è il sentire, qualcosa che la macchina non può esprimere e l’uomo diventa macchina quando perde la capacità di sentire.
Mentre un tempo l’omologazione passava attraverso regimi coercitivi che ci imponevano una visione del mondo con la censura, oggi l’omologazione è quasi volontaria: abbiamo sofisticatissimi computer capaci di interagire con i centri chimici del cervello e non serve nemmeno che tutti pensino la stessa cosa, ma basta che siano tutti uguali nel metodo, ciò che ci rende identici è la piattaforma.
In un mondo che oggi si approccia a questi nuovi idoli, oracoli o finti dèi, che sembrano sapere tutto, a me interessa quello che non sanno e che non potranno mai sapere.