Roberto Germano. Giordano Bruno e la fisica moderna

L'incontro tra metafisica e scienza 

Nel video il fisico Roberto Germano, intervistato in occasione del Convegno Gli infiniti mondi di Giordano Bruno, che si è tenuto a Napoli, nella sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici il 17 febbraio 2026, parla del pensiero del filosofo Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), che mette in relazione alcune delle domande più profonde della fisica contemporanea.

In un celebre passo de La cena de le ceneri Giordano Bruno scrive: «Non più la Luna è cielo a noi, che noi alla Luna». Una frase potentissima, che significa che non siamo il centro del cosmo, ma anche che noi e gli astri siamo della stessa natura.
Nel De l’infinito, universo e mondi, Bruno descrive un universo infinito, senza mura, senza confini, composto da infiniti mondi.

Non c’è un centro privilegiato e non c’è una periferia: noi siamo dentro l’infinito e l’infinito è dentro di noi. 

Da qui nasce quella che possiamo chiamare una “libertà cosmica”: la conoscenza dell’infinito “ci scioglie dalle catene di un angustissimo mondo”.

Un’altra intuizione straordinaria di Bruno è che l’universo è “tutto in tutto” e oggi la fisica parla di non-località, di entanglement, di principio olografico: ogni parte è in relazione con il tutto.

Lo spazio non è vuoto ma è uno “spacio immenso” che tutto permea: con altre parole Giordano Bruno aveva anticipato così l’idea moderna di Campo e di Vuoto quantistico. 

Anche la materia, per Bruno, non è statica, ma è fatta di atomi che si trasformano continuamente e secondo la meccanica quantistica, la materia non è mai completamente inerte, la particella oscilla, fluttua, vibra, è insieme onda e corpuscolo. Ed è sorprendente che già Epicuro avesse intuito qualcosa di simile: la materia non può essere separata dal movimento, esiste un moto “dal di dentro”.


Ma il punto forse più attuale non è solo fisico, ma etico: se tutto è uno — come scrive nel De la causa, principio et uno — allora nessun essere è isolato. Siamo configurazioni temporanee di un unico continuum, come vortici in un fiume.

La fisica quantistica oggi ci dice che tutto è rete di relazioni, Bruno lo aveva intuito con linguaggio filosofico: la natura è una, e una è la forza che la pervade. Da qui la straordinaria conseguenza che la virtù non è rinuncia, ma espansione, non è altruismo ingenuo, ma — potremmo dire — egoismo evoluto. In questo senso metafisica e scienza si incontrano. 

E Bruno, in fondo, riprende una sapienza ancora più antica, quella pitagorica. Nel VI libro dell’Eneide, Virgilio fa dire ad Anchise: “Spiritus intus alit totamque infusa per artus mens agitat molem..." Un soffio interiore alimenta il tutto e una mente diffusa muove la massa universale.

È lo stesso tema: un principio che anima dall’interno. La nascita della meccanica quantistica — con la costante di Planck, con l’abbandono della fisica puramente meccanicistica — segna il ritorno di questa visione dinamica. Non più materia inerte, ma realtà vibrante.

La storia della fisica del Novecento ha preso una strada interpretativa precisa, controrivoluzionaria, l’interpretazione di Copenaghen, che lega la fluttuazione come conseguenza dell’atto di osservazione. Ma esistono, invece, letture più ontologiche e realiste — suggellate dai recenti Premi Nobel, come "la giusta interpretazione", ossia coerente con i più moderni esperimenti. Non si possono non ricordare i fisici Giuliano Preparata, Emilio Del Giudice e Giuseppe Vitiello, che hanno cercato di esplorare le conseguenze profonde dell’elettrodinamica quantistica.

Roberto Germano, fisico, è autore di numerosi articoli internazionali di fisica e di brevetti industriali. Esperto di Trasferimento Tecnologico, vincitore dell’edizione 2004 del premio “Roberto Marrama” per giovani talenti imprenditoriali, è stato membro della International Society for Condensed Matter Nuclear Science (ISCMNS), è fondatore e membro della Segreteria di AlterLab (Laboratorio per l’Alternativa politico-culturale). È socio fondatore dell’associazione culturale interdisciplinare “ALTANUR - Le Connessioni Inattese”, nata a Napoli nel 1997 con lo scopo di promuovere l’interazione tra le diverse conoscenze e realizzare corretta divulgazione, di cui è attualmente il presidente. È membro del Comitato Scientifico dell’IC-MAST - the International Conference on Materials and Applications for Sensors and Transducers, dove è Chairman della Sessione Low Energy Coherent Systems, nonché membro del Comitato Scientifico di AQUAPHOTOMICS (Giappone) e della "Fondazione Luc Montagnier" di Ginevra. Tra le pubblicazioni: “Fusione Fredda. Moderna storia d’Inquisizione e d’Alchimia”, Bibliopolis (2000, 2003, 2011), prefazione di Giuliano Preparata, postfazione di Emilio Del Giudice; “AQUA. L’acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure”, Bibliopolis (2007), prefazione di Emilio Del Giudice. "Spudorato invadente che della vita non sa", Kammer ed., 2020.