Antonio Maione. L'essenza della guerra
La negazione della libertà
La civiltà per essere tale deve essere umanizzazione altrimenti non è civiltà, se non è umanizzazione si chiama civiltà ma non è civiltà.
Abbiamo avuto cinquant’anni di pace ma era solo una pace apparente, oggi c’è una guerra mondiale a pezzi, come diceva Papa Francesco, ma la guerra fondamentale è la negazione della libertà della persona, alla quale non si consente di essere quella che è: le bombe sono solo l’estremizzazione di una guerra per togliere la libertà che viene molto prima.
Nel silenzio, nella meditazione, nell’introspezione la persona trova sé stessa e trovandosi si può esprimere, ma se non trova sé stessa, nell’atto comunicativo non può donare quello che è. Il linguaggio è la manifestazione di ciò che siamo, se non abbiamo un contenuto concettuale di pensiero l’espressione sarà solamente l’esecutività di un’imposizione: la libertà imposta non è libertà.
In questo senso la presenza di Dio si coglie nella sua assenza, se io voglio che l’altro si manifesti per quel che è io devo dargli il tempo e lo spazio per errare, per manifestarsi fuori dall’aspettativa. Ma noi antropomorfizziamo Dio e pretendiamo che intervenga per eliminare l’avversario, mentre dovremmo essere rispettosi dell’altro, non cercare di “colonizzarlo”, perché la colonizzazione non si esercita solo nei confronti dei territori, è anche colonizzazione delle menti, dei comportamenti delle persone, ma noi non abbiamo nessuna possibilità di giudicare gli altri.