Marco Palladino. Simone Weil
La potenza anarchica del femminile
Il pensiero di Simone Weil unisce il concetto alla vita, la sua esperienza filosofica parte dalla sua esperienza esistenziale nella scuola e nella fabbrica, da un’alienazione che lei definisce sradicamento, dalla distruzione esteriore dell’io: in fabbrica ha sperimentato il male nella molteplicità delle sue figurazioni.
Weil, come ha scritto Marco Vannini, è il culmine della tradizione mistica occidentale, che inizia con Platone, che ha coniato il termine teologia. Weil ha sviluppato una teologia in lingua materna: il Dio che salva è il Dio che soffre con noi, che si è incarnato in Cristo e partecipare alla realtà di Cristo significa partecipare all’unità profonda dell’anima con Dio, una comunione che è possibile solo se impariamo a fare il vuoto in noi stessi. Dobbiamo dismettere il concetto di Dio come Dio forza, come signore degli eserciti, come puro arbitrio, e pensarlo come Mater, attraverso una dialettica di ricezione, di passività, che al tempo stesso è attività, di svuotamento che è al tempo stesso pienezza.
Qualcosa in fondo al cuore di ogni essere umano, nonostante l’esperienza dei crimini compiuti, sofferti e osservati, si aspetta invincibilmente che le venga fatto del bene e non del male.
Simone Weil, La persona e il sacro
Già come creatore, Dio si svuota della sua divinità, prende forma di uno schiavo, si sottomette alla necessità, si abbassa. Il suo amore mantiene nell'esistenza, in un'esistenza autonoma e libera, degli esseri diversi da lui, diversi dal bene, degli esseri mediocri. Per amore li abbandona all'infelicità e al peccato: senza un tale abbandono essi non esisterebbero. La sua presenza li priverebbe dell'essere come una fiamma brucia una farfalla.
Simone Weil, L’amore di Dio
Marco Palladino è nato ad Aversa il 12/3/93. Si è laureato in filosofia, presso l’Università Federico II DI Napoli, con una tesi dal titolo Trascendenza e malum mundi. Karl Jasperse Alberto Caracciolo. I suoi interessi di studio si rivolgono principalmente al rapporto tra filosofia e religione e tra filosofia e cinema. Di particolare interesse per la sua ricerca il dialogo con l’Oriente, come testimonia il saggio scritto per la rivista Studi jaspersiani sul rapporto tra Dōgen e Jaspers e quello apparso nel volume “Il nichilismo contemporaneo”, curato da Costantino Esposito ed edito da Studium, su Caracciolo e Nishitani.