Vincenzo Costa. Immaginare e sentire
Per un'estetica fenomenologica
La realtà in cui viviamo è sempre mediata dall'immaginazione. In un mondo di pura percezione l'uomo non potrebbe vivere, sarebbe spettatore di una rappresentazione che gli rimane estranea. L'immaginazione non crea finzioni: rifigura la realtà, ci permette di accedervi. Ogni immagine – pittorica, fotografica, letteraria o teatrale – prima di essere simbolo o veicolo di significato dà corpo ad atmosfere e tonalità emotive che sono espressione di un mondo: farne esperienza significa abitarlo, lasciarsi trasportare in un orizzonte altrimenti invisibile e inaccessibile. è un percorso di trasformazione di sé e della propria posizione nel reale. A partire da questo intreccio tra immaginazione ed emozioni, il volume indaga la natura dell'esperienza estetica, in rapporto con il sentire, il ricordo, il gioco, il sogno. La filosofia diventa allora un tentativo di riscoprire il legame tra immaginare e sentire e un modo, anche, per reimparare a farlo.
L’immaginazione non va intesa come una facoltà della spontaneità: essa è la ricettività dell’esistenza. Attraverso l’immaginazione l’esistenza è ricettiva verso la luce della terra: l’immaginazione permette di accogliere ciò che smuove l’esistenza e alla terra di farsi mondo. Le cose parlano all’immaginazione e grazie ad essa emerge il mondo come ordine di significati. Dove l’immaginazione viene meno, la terra non si fa più mondo e viene esperita come terra desolata, si vive in quella che è stata chiamata la “fuga degli dèi”.
Dei nostri vizi, uno ve n’è più orribile,
più maligno, più immondo! E se non si agita
con grandi gesti, e se non lancia in alto
le sue strida, potrebbe facilmente
far della terra una rovina, e il mondo
ingoiare in un unico sbadiglio:
è il Tedio!
Charles Baudelaire
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Si è laureato in filosofia all'Università Statale di Milano con lode. Dopo la laurea ha ottenuto una borsa per l’estero presso l’Archivio-Husserl di Lovanio (1991-1992) e in seguito un dottorato presso l’Università Cattolica di Milano (1992-1996). È stato ricercatore di Storia della filosofia presso l'Università Cattolica di Milano e ha insegnato Storia della filosofia e Filosofia teoretica negli anni 2001-2005. Nel 2005 è divenuto Professore associato di Filosofia teoretica presso l’Università del Molise e professore ordinario nel 2014. Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018). Si occupa di Fenomenologia. Il suo principale ambito di interesse è la fenomenologia dell’esperienza, la fenomenologia esistenziale e la fenomenologia della psichiatria. Altri ambiti di interesse sono relativi alla filosofia del consumo e alla teoria delle élite.Nei vizi e nelle passioni, per quanto devastanti essi possano essere, ci si sente vivi, nel mondo e con gli altri. Nella noia, invece, le cose e le persone non ci toccano più, il mondo nella sua totalità è risucchiato nel gorgo dell’insignificanza. L’esistenza è in arresto: non può più nuotare nel tempo, rimane indietro, assente alla vita, perché dove il sentirsi si paralizza il mondo non si apre più, il movimento dell’esistenza si blocca.