Giovan Battista Manso. Enceclopedia
Giovanni De Vita
Giovan Battista Manso aveva avuto l’idea di scrivere un’enciclopedia in dieci libri, di cui ci sono pervenuti solo i primi quattro, filosofia, retorica, logica e poetica, quest’ultima incompleta, oltre a un frammento del settimo libro, dedicato alla matematica, pubblicati per la prima volta con le tavole e gli alberi delle scienze presenti nel manoscritto.
Un'opera che, pur nella sua forma incompleta e nel suo impianto irrisolto, incarna l'ideale enciclopedico del Seicento, rivelando al contempo le tensioni di un progetto conoscitivo tanto vasto quanto fragile. Essa si presenta – nonostante, o forse proprio in virtù della sua lacunosità – come una testimonianza emblematica delle aspirazioni e dei limiti di un sapere che si vuole totalizzante, ma che si misura costantemente con la complessità reale.
Giovanni De Vita
A tutti gli uomini il desiderio del sapere naturalmente è comune, ma coloro solo stimati sono compiutamente esser savi a cui tutte le cose, ch’e’ sanno, son note per le lor proprie cagioni.
Filosofia (I, 1)
Ora la loica, dagli antichi filosofanti anche dialettica nominata, vien da’ moderni diffinita facoltà ch’insegna il modo del sapere. Il costei fine è discernere il vero dal falso, et ha tre modi onde potere a ciò pervenire, che sono la divisione, la diffinizione e la dimostrazione, dipendenti dalle tre sue universali cagioni: e cioè dalla materiale, da cui procede ogni divisione; dalla formale, che costituisce le differenze d’ogni diffinizione; dalla stormentale, che porge i mezzi termini d’ogni dimostrazione.
Logica (II, 1-2)
La rettorica è facoltà di persuadere il bene e dissuadere il male, et ha di tre cose mestiero per dover al suo fin pervenire: primieramente della materia, che sono le cose stesse ch’intende persuadere; secondariamente della forma, ch’è ’l modo che tener deve nel dire perch’abbia a persuadere; et ultimamente degli stormenti, che son necessari et acconci a poterne persuadere. Conciosiacosaché il bene e ’l male che prende il rettorico a persuadere et a dissuadere, sia per universal opinione di tre maniere: o dell’animo, o del corpo, o della fortuna; dalla cui divisione nascono primieramente tre motivi di cose persuadevoli, e da queste surgono tre forme di persuasione, e per esse son necessarii tre valevoli stromenti da persuadere.
Retorica (III, 1-2)
Giovanni De Vita è dottore di ricerca in Letteratura italiana e docente di discipline letterarie nella scuola secondaria. La sua attività scientifica si concentra sulla tradizione testuale e sulla cultura politico-letteraria tra Medioevo e Rinascimento, ambiti nei quali ha pubblicato edizioni critiche, saggi e articoli in riviste specialistiche.La poetica è facoltà imitatrice dell’umane azioni con parole espresse, afinché dilettando giovi, come Platon, nel decimo dialogo della Republica, et Aristotile, nel libro che di ciò scrisse insegnarono. A cotal fine può ella per tre vie pervenire, percioché tre sono le maniere dell’imitare, le quali costituiscono i tre diversi generi della poesia: e ciò sono il melico, il drammatico e l’epopeo.
Poetica (IV, 1-2)