Silvano Tagliagambe. Pavel Florenskij

Teologo e filosofo degli opposti 

Nel video Silvano Tagliagambe parla del pensiero del teologo e filosofo russo Pavel  Aleksandrovič Florenskij (Evlach 1882 - Leningrado 1937).

Pavel Florenskij è stato uno dei più influenti pensatori della cultura russa, laureato in matematica alla Scuola matematica di Mosca, ha elaborato un pensiero filosofico basato sul superamento del principio di contraddizione e sulla coesistenza e composizione degli opposti, una teoria della verità che è intrinsecamente contraddizione. 


Florenskij prende i voti come prete ortodosso e comincia la sua attività di ricerca teologica, pur mantenendo sempre un interesse molto attivo non soltanto per la matematica, la fisica, per le scienze della natura e per la tecnologia, tanto che durante il regime bolscevico gli viene affidata la direzione della sezione di tecnologia della grande enciclopedia sovietica. Una cultura che cerca di stabilire le connessioni tra i diversi rami di attività in cui era impegnato.  

Florenskij considera la tecnica non come qualcosa di contrapposto alla natura, ma come un suo prolungamento, la considera una chiave interpretativa imprescindibile per conoscere il mondo naturale. I due mondi, quello naturale e quello artificiale, non sono mondi contrapposti, ma sono segnati da una relazione di reciprocità, in virtù della quale il mondo naturale esprime il mondo artificiale, che una volta prodotto interagisce sulla natura stessa e sull’uomo, consentendogli una conoscenza migliore di se stesso e della natura. 

Per Folorenskij, la contraddizione in termini di coesistenza tra opposti costituisce la caratteristica e lo strumento più significativo di cui l’uomo può disporre per arrivare ad una conoscenza sempre più profonda di se stesso, del mondo naturale, del mondo sociale, ma anche del mondo invisibile come espressione del divino. La contraddizione, quindi, non è la negazione della conoscenza, ma è anzi, opportunamente utilizzata, uno strumento fondamentale di conoscenza, quindi, è l’aspetto più prezioso per un percorso di avvicinamento alla verità. Florenskij può quindi essere definito un pensatore della contraddizione. 


La colonna e il fondamento della verità, del 1914, la sua opera principale dal punto di vista teologico, parte dal presupposto che esistono due mondi, il mondo del visibile e quello dell’invisibile, nella relazione tra i quali l’uomo si trova a dover operare costantemente.

L’uomo è un essere fondamentalmente anfibio, che ha i piedi saldamente piantati per terra, ma che non può fare a meno di rivolgere gli occhi verso il cielo e che abita uno spazio intermedio tra la terra e il cielo.   

Si oppone al neoempirismo, che fa riferimento solo a ciò che è osservabile in maniera diretta, che considera una posizione estremamente miope, perché è convinto che la realtà non può essere fatta solo del visibile e che il pensiero scientifico debba indagare le relazioni tra mondo visibile e invisibile. Una posizione che gli valse nella sua epoca l’accusa di essere un pensatore metafisico, ma che oggi è confermata dalla ricerca scientifica. 

Il rapporto tra visibile e invisibile è il rapporto tra mondo naturale e l’aspirazione a conoscere la realtà invisibile in senso teologico, ossia il divino. L’ascesa costante dell’uomo verso il divino e la discesa del divino, inteso come energia, verso il mondo umano trovano un punto di incontro, che la religione ortodossa tende a personificare nella sophìa, intermedia tra l’umano e il divino. 

Il rapporto tra visibile e invisibile deve essere presente, secondo Florenskij, anche nel modo nella rappresentazione artistica. Nell’arte orientale, la pittura che raffigura il divino è caratterizzata dalle icone, che hanno uno sfondo opaco, dorato o argenteo, che sottolinea lo  scarto tra i due mondI. L’icona vuole rappresentare la luce divina, che si riferisce aall’episodio evangelico del Miracolo del Monte Tabor, nel quale la luce, chiamata “luce taborica”, riproduce il miracolo della manifestazione di Gesù ai discepoli sul Monte Tabor nella sua duplice natura divina ed umana.  Un miracolo presentato in maniera diversa dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa: la prima lo interpreta nel senso che Gesù prima dell’apparizione sul Monte Tabor si era presentato sempre nella sua versione umana, la seconda ritiene che il Cristo si sia sempre manifestato nella sua duplice natura divina ed umana, solo che gli occhi umani per la loro limitatezza non erano in grado di vederne la natura divina. Secondo gli ortodossi la divinità sul Monte Tabor rende gli occhi degli apostoli per la prima volta capaci di vedere anche la natura divina di Cristo e quindi il miracolo consiste nell’ampliamento dello sguardo dell’uomo che è messo in condizione di vedere il divino.

Attraverso l’icona, che è una reiterazione del miracolo del Monte Tabor, l’uomo amplia le proprie capacità visive avvicinandosi all’autentica natura della realtà divina. L’icona non è solo una rappresentazione artistica, ma è uno strumento di ascesa alla realtà divina e ha una funzione gnoseologica ed epistemologica: l’arte per gli ortodossi avvicina l’uomo a Dio. 


Silvano Tagliagambe è professore emerito di Filosofia della scienza presso l’università di Sassari. Si è laureato in filosofia a Milano con Ludovico Geymonat e si è perfezionato in fisica all’università Lomonosov di Mosca. È stato professore di Filosofia della Scienza presso le Università di Cagliari, Pisa, Roma “La Sapienza” e Sassari. Si occupa dei processi della comunicazione, dell’analisi dei più recenti risultati della fisica e delle neuroscienze e dell’approfondimento del loro significato epistemologico, di psicologia analitica, della filosofia della medicina, della filosofia del digitale, del legame tra cultura umanistica e cultura scientifica, del pensiero scientifico e filosofico russo. A questi temi ha dedicato più di 350 pubblicazioni. Tra le più recenti: Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Raffaello Cortina, Milano, 2011 (con A. Malinconico); Jung e il Libro Rosso. Il Sé come sacrificio dell’io, Moretti&Vitali, Bergamo, 2014 (con A. Malinconico); Il nodo Borromeo. Corpo, mente, psiche, Aracne, Roma, 2015; Pauli y Jung. Un debate sobra materia y psique, Traducciones Junguianas, Colección Psicologia Profunda, volumen: 6, Lima-Perù, 2019; Metamorfosi. Cervello in divenire, benessere psicofisico e nuove strategie terapeutiche, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2019 (con D. Sirigu e G. Biggio); Ritornare a Ippocrate. Riflessioni sulla medicina di oggi, Mondadori Università, Milano 2020 (con E. Facco); On the way of understanding consciousness: the contribution of Jung & Pauli between neurosciences, philosophy and quantum physics, in F. Carminati, G. Galli Carminati, F. Martin edts., Quantum Psyche, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2020, pp. 103-143 (con F. Fracas ed E. Facco); Come in uno specchio. Il cervello e il suo ambiente, Mimesis, Milano-Udine 2020; Chiralità: la vita e l’antinomia, Mimesis 2021. Il 6 febbraio 2021 gli è stata conferita, di iniziativa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.