Georg Simmel. Morte e destino
Mauro Cascio
Nel video Mauro Cascio parla del filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel (Berlino 1858 - Strasburgo 1918), in occasione della pubblicazione nel 2026, per Aragno editore, di «Morte e destino», testo che ha curato insieme a Giovanni Balducci.
L'uomo-di-Simmel, nella Lebensanschauung (1918), sperimenta – in quanto singolo soggetto – il rapporto metafisico che intercorre fra individualità e singolarità: l'uomo è l'essere-limite la cui esistenza si svolge sempre compresa fra "l'aspirazione all'Assoluto e la limitatezza della sua forma sensibile". Quello della vita è "un movimento oltrepassante: un incessante porre e negare limiti". Il continuum della vita si relativizza e si oltrepassa, frangendosi nel discontinuum delle forme. L'uomo è consapevole di questa sua peculiare posizione "metafisica" perché è lui soltanto che ha il senso della morte, come Simmel sostiene nel suo saggio Zur Metaphysik des Todes apparso su "Logos" (1910-11), poi sostanzialmente ripreso e modificato nel terzo capitolo della Lebensanschauung (Tod und Unsterblichkeit). Una filosofia quella simmeliana che definisce la vita come un continuo oltrepassamento delle forme e dei limiti non può eludere una riflessione sull'ultima frontiera che è la morte. Simmel affronta il tema della morte come forma-limite. Nel "più-vita" (Mehr Leben) è implicito l'estraneo alla vita: il suo altro – la morte del «più-che-vita» (Mehr als Leben). La morte «è il momento costitutivamente formale della vita, il suo “confine immanente”, connesso alla vita “fin dal principio e dall'interno”. E in ciò essa rivela lo stesso segreto della forma»
La forma è "confine" spaziale e temporale e la morte è ciò che delimita la vita dell'uomo, ciò che appunto le conferisce forma.
La morte intesa come limite invalicabile della vita, «è propriamente ciò che giustifica la vita stessa, conferendole un senso: l'esistenza individuale, in quanto forma irripetibile, è ciò ch'è destinato a essere superato dal procedere incessante della vita universale».
Mauro Cascio, filosofo e professionista delle pratiche filosofiche (SUCF-Pragma), è impegnato negli ultimi anni in una fitta produzione saggistica, proponendo soprattutto studi hegeliani, con particolare riferimento alla Logica (McTaggart, Noël) e alla ricezione del pensiero idealista nella Napoli dell'Ottocento (Vera, Mariano). Ha proposto lavori di Cousin e di Carové ed è il curatore italiano del lavoro di Joseph Cohen. Il suo ultimo libro è «Il fulmine della soggettività. Attraversamenti hegeliani dall'infinita periferia» (Morlacchi).
L'uomo-di-Simmel, nella Lebensanschauung (1918), sperimenta – in quanto singolo soggetto – il rapporto metafisico che intercorre fra individualità e singolarità: l'uomo è l'essere-limite la cui esistenza si svolge sempre compresa fra "l'aspirazione all'Assoluto e la limitatezza della sua forma sensibile". Quello della vita è "un movimento oltrepassante: un incessante porre e negare limiti". Il continuum della vita si relativizza e si oltrepassa, frangendosi nel discontinuum delle forme. L'uomo è consapevole di questa sua peculiare posizione "metafisica" perché è lui soltanto che ha il senso della morte, come Simmel sostiene nel suo saggio Zur Metaphysik des Todes apparso su "Logos" (1910-11), poi sostanzialmente ripreso e modificato nel terzo capitolo della Lebensanschauung (Tod und Unsterblichkeit). Una filosofia quella simmeliana che definisce la vita come un continuo oltrepassamento delle forme e dei limiti non può eludere una riflessione sull'ultima frontiera che è la morte. Simmel affronta il tema della morte come forma-limite. Nel "più-vita" (Mehr Leben) è implicito l'estraneo alla vita: il suo altro – la morte del «più-che-vita» (Mehr als Leben). La morte «è il momento costitutivamente formale della vita, il suo “confine immanente”, connesso alla vita “fin dal principio e dall'interno”. E in ciò essa rivela lo stesso segreto della forma»
Il segreto della forma sta nel fatto che essa è limite; essa è la cosa stessa e a un tempo il cessare della cosa, il territorio in cui l'essere e il non-essere-più della cosa sono una cosa sola.
Georg Simmel
La forma è "confine" spaziale e temporale e la morte è ciò che delimita la vita dell'uomo, ciò che appunto le conferisce forma.
Proprio per il fatto che il vivente muore, che il morire è posto con la sua natura stessa […], la sua vita riceve una forma.
Georg Simmel
La morte intesa come limite invalicabile della vita, «è propriamente ciò che giustifica la vita stessa, conferendole un senso: l'esistenza individuale, in quanto forma irripetibile, è ciò ch'è destinato a essere superato dal procedere incessante della vita universale».
Mauro Cascio, filosofo e professionista delle pratiche filosofiche (SUCF-Pragma), è impegnato negli ultimi anni in una fitta produzione saggistica, proponendo soprattutto studi hegeliani, con particolare riferimento alla Logica (McTaggart, Noël) e alla ricezione del pensiero idealista nella Napoli dell'Ottocento (Vera, Mariano). Ha proposto lavori di Cousin e di Carové ed è il curatore italiano del lavoro di Joseph Cohen. Il suo ultimo libro è «Il fulmine della soggettività. Attraversamenti hegeliani dall'infinita periferia» (Morlacchi).