Silvia Andreoli. Il cuore della notte
Storia delle ore dopo il tramonto
È capitato a chiunque: una strada deserta popolata da ombre tremolanti, un silenzio scosso dal fruscio delle foglie, il rintocco delle campane che annuncia l’arrivo della notte. Nell’oscurità brillano le stelle e noi, confusi, non sappiamo se il brivido che ci attraversa appartiene a una paura senza età o a un’avventura sul punto di cominciare. Il cuore della notte di Silvia Andreoli è un saggio noire, un’autobiografia onirica, un itinerario delle dodici ore notturne scandito dagli orologi illustrati da Stefano Guerrini. Memoir, critica letteraria e narrazione si contaminano fino a fare del buio la “regione” dell’Essere: siamo fatti della stessa sostanza di cui è fatta l’oscurità. Ma il buio non è assenza di luce; è materia primordiale, desiderio d’infanzia, territorio ancestrale dove il tempo si dissolve e i segreti dell’intimità vengono custoditi. Accostarsi alla notte significa, come Cenerentola, vincere il timore della mezzanotte e raccogliere la promessa di una scarpetta o volare oltre la morte come l’umbratile Peter Pan. La notte ci spoglia dei ruoli sociali e ci restituisce alle nostre tenebre interiori: cadono le maschere, e l’anima, libera dal quotidiano, incontra il silenzio della creazione e la passione del desiderio. Il buio è alambicco alchemico: è Michelangelo che si rifugia nelle segrete di San Lorenzo come in una notte senza fine e popola le pareti di disegni lavorando alla cieca; è Proust che cerca nella sua stanza foderata di sughero la madre-notte per ritrovare le memorie perdute dell’infanzia. Da Nabokov a Kafka, fino ai Nighthawks di Hopper, Andreoli tesse una costellazione letteraria in cui la luna produce miti, illusioni e passioni. Come falene attratte da un chiarore ingannevole, volteggiamo verso ciò che ci attrae e ci consuma: è il sogno di una vita libera.
C'è qualcosa di profetico nella notte ed è precisamente la capacità che ha di disorientare.
Nelle tribù primitive il sogno è il luogo in cui l'anima esce dal corpo per andare a trovare defunti o invece per vivere delle vite differenti ed è qualcosa che rimane tutt'oggi misterioso.
Non è un caso se la notte è da sempre uno dei grandissimi temi delle letterature delle filosofie delle religioni della politica è il territorio di confronto con le ombre la caverna di Platone ma anche il cielo stellato del Piccolo Principe.
È quasi l’ora delle fate dice Shakespeare ma dove la troviamo sull’orologio?
C'è una parte di buio in ciascuno di noi e quello spazio lo chiamiamo notte.
La notte è finzione, inganno, o specchio. E il suono che produce non è silenzio, ma un ruggito, che resta sotto traccia, udibile solo da chi ha orecchi allenati all’incerto. S’insinua nella memoria, ha eco nel passato, e a sorpresa rammentiamo sebbene avessimo dimenticato. Ho corteggiato la notte come si fa con la paura. Soccombendo o azzannando. Talvolta ho ballato fino a dimenticare d’essere fatta d’ossa e carne. Piuttosto di ali, buio e sottigliezza. Quella rabbia che fa vibrare, simile all’amore sconfinato. Ho ascoltato la notte come si fa con una fiaba, certa che, dopo il bosco, l’orco, la strega, sarebbe giunta la dolcezza e avrei assaggiato le finestre della casetta con Hänsel e Gretel. Lì ho imparato ad abitare gli spazi in fuga, e così poi ho fatto con le stanze più amate e gli incubi, che avevano sempre un segreto da rivelare.
La notte dissolve l’io nel noi, il singolo fluisce nel collettivo. E il tutto nel nulla. Fa piazza pulita dell’esistenza perché la concentra in uno iato, nell’istante del Big Bang, in cui esplose e si creò il mondo.
Di certo la notte accorcia le distanze, fa vacillare le certezze e ci dota della lingua scarna, criptica del sogno. A saperli leggere, i sogni, raccontano nella stessa lingua della notte, e le fiabe lo insegnano bene.
Raccontare per salvarsi la vita come Sheherazade nelle Mille e una notte: lei, abile a cucire il tramonto all’alba, une nuit en enfer secondo quella silloge del tempo così battezzata dai francesi, e la sensazione è esattamente quella di un cancello che si chiude.
Silvia Andreoli, nata a Verona il 18 ottobre 1970, è una scrittrice, studiosa dell’universo della fiaba, ha esordito con il romanzo, Malvina, nel 2004, La Tartaruga-Baldini Castoldi, Dalai, a cui è seguito l’anno dopo Busserò per prendere la notte. Tra i romanzi più recenti, Nera come una fiaba, Morellini, 2018, e Raccontami il mondo che vuoi, Robin, 2023.Il cerchio brilla nella notte, soprattutto. Fateci caso. E dà una quiete stregata, quella dei solitari. Che hanno scoperto, ormai, l’arcano, ovvero che ci si ritrova esattamente nell’impervio incanto da cui si è partiti.
L’infanzia, appunto.
Che è l’altro nome della Notte.
A settembre 2024 è uscito per Luiss University Press La tana del lupo. Il cuore segreto delle fiabe, saggio sull’universo della fiaba. Ideatrice, per onboox radio, radio libera sul web del programma Fabula rasa, tutto quello che credevate di sapere sulle fiabe e invece, curatrice di numerosi laboratori sul tema della fiaba, ha realizzato per il gruppo Giotto-Fila il progetto di scrittura delle Fiabe a colori. Nel 2025, per l’associazione culturale Cento Giovani di Roma, con il patrocinio della Regione Lazio, ha sviluppato e registrato il podcast Per una lotta allo spreco da favola, ops da fiaba, dieci puntate per diventare consumatori più consapevoli e attenti senza perdere il piacere dell’acquisto. Laureata in giurisprudenza all’Università Statale di Milano con una tesi sull’adozione internazionale, crede a chi sa raccontare storie, ai sogni, a Pollicino e ha un debole per le mantelline rosse. A maggio 2026 è uscito per Luiss University press, nella collana Nautilus, Il cuore della notte, saggio-memoir che attraversa la storia delle ore dopo il tramonto.