Affresco di Magda Szabó secondo Vera Gheno

Un romanzo del 1958 della grande scrittrice ungherese

Uscito in Ungheria nel 1958, Affresco di Magda Szabó non era mai stato pubblicato in italiano. Ora è disponibile grazie all'editore Anfora nella traduzione di Vera Gheno e Claudia Tatasciore, con prefazione di Gian Paolo Serino, e si ha così l’occasione di scoprire un bellissimo libro, all’altezza delle opere maggiori della scrittrice ungherese. Come tante tessere di un puzzle i vari capitoli, incentrati di volta in volta su un personaggio diverso, raccontano la giornata in cui si celebra il funerale di una cinquantenne chiusa in manicomio, e in cui sua figlia, scappata di casa nove anni prima, torna a casa. Szabò racconta un intreccio di piccole e grandi crudeltà domestiche: il marito della defunta, Istvàn, ministro del culto riformato, è un uomo arido, inflessibile, contrario a ogni forma artistica, picchiava selvaggiamente le due figlie, Janka e Annuska per qualunque trasgressione, e non ha esitato a internare la moglie che non lo amava ai primi segni di pazzia; l’altro religioso della famiglia, László, che ha sposato la primogenita, la disprezza, ed è sempre stato attratto dalla minore; l’Orfano, cresciuto con le ragazze perché privo di genitori, è ipocrita, ladro, disposto a tutto per far carriera nel partito comunista. L’unica che piange la morta è la domestica, che l’aveva vista entrare in casa diciannovenne; la bisnonna che arriva per il funerale è una vecchia egoista, preoccupata solo di perdere il magro vitalizio offertole dal genero; Annuska torna a Tarba perché il suo compagno l'ha convinta a guardare in faccia i suoi demoni e non vede l’ora di andar via. Due le figure positive del libro: la piccola Szusanna, figlia di Janka, timida e sensibilissima, agitata da mille domande sulle persone che la circondano, e Anzsu, il gigante tuttofare che ha sempre aiutato Annuska ed è rimasto in contatto con lei, nascondendole la povertà in cui vive. Un libro moderno nello stile e nei contenuti, pieno di non detti e disvelamenti. Abbiamo parlato di Affresco e dei suoi temi con una delle traduttrici, Vera Gheno.

Ogni capitolo è dedicato al punto di vista di uno dei protagonisti, quindi è una specie di monologo interno da punti di vista continuamente diversi che rivivono però la stessa scena, la stessa storia. È interessante quindi come la natura stessa dei personaggi cambi a seconda del punto di vista - Vera Gheno su Affresco di Magda Szabò


Magda Szabó nasce nel 1917 a Debrecen nell'Ungheria orientale. Termina gli studi di ungherese e latino nel 1940, all'Università di Debrecen e inizia ad insegnare prima nella città natale e poi nel liceo protestante per ragazze di Hódmezővásárhely. Dal 1945 lavora per il Ministero della Religione e dell'Educazione fino al suo licenziamento nel 1949, dopo l'insediamento del regime comunista. Per il nuovo regime avrebbe dovuto occuparsi maggiormente della vita dei contadini e degli operai. Quello stesso anno le ritirano anche il premio Baumgarten che le è stato appena assegnato. Nel 1947 sposa lo scrittore Tibor Szobotka (1913-1982). È in quest'epoca che scrive le sue prime raccolte di poemi Angelo e Verso l'uomo. I suoi primi libri vengono pubblicati subito dopo la seconda guerra mondiale. Poi segue, per motivi politici, un lungo silenzio letterario, rotto solo verso la fine degli anni cinquanta quando inizia ad avere successo e a ricevere numerosi premi letterari. Nel 1959 grazie al sostegno di Hermann Hesse, viene pubblicato in Germania Affresco. Il suo romanzo La porta (1987) ottiene il Premio Betz Corporation (Stati Uniti) nel 1993 e il Prix Femina nel 2003. Nel 2007 riceve il premio per il miglior romanzo europeo per Via Katalin. Muore lo stesso anno a Kerepes, cittadina vicina a Budapest. Il primo volume della sua autobiografia Per Elisa è apparso in Ungheria nel 2002.