André Breton e il surrealismo

Fra letteratura e psicanalisi

Condividi

Nel filmato viene ripercorsa la parabola evolutiva del surrealismo, dal primo manifesto di André Breton (Tinchebray, Orne 1896 - Parigi 1966) del 1924, all'opera suo tardo epigono, René Magritte (Lesines 1898 - Bruxelles 1967). È la storia della lotta contro un destino senza luce e contro la ragione che vuole piegare gli istinti, ed è anche la storia della scelta poetica per la scrittura automatica, da un lato, e i suoi frustranti rapporti con psicanalisi e marxismo, dall'altro. Perché Freud non apprezzò questi artisti che si proclamavano suoi figli d'elezione? "Perché a lui il sogno interessava come strumento per entrare nella psiche e nel mal di vivere del paziente. Per i surrealisti invece era un luogo di libertà primaria, assoluta" spiega Emilio Servadio, studioso del pensiero di Freud in Italia. E perché i rapporti con il movimento comunista francese e internazionale furono così difficili, fino a provocare la rottura tra Aragon e Breton? Perché i surrealisti predicavano un`autonomia dell`arte che ai partiti comunisti sembrava una bestemmia. Attraverso la commercializzazione dell'inconscio operata da Dalì, l'interesse di Hollywood per la psicanalisi e la poetica di Magritte, si individuano poi le tracce del surrealismo nella società contemporanea, tracce che portano però anche ad una banalizzazione generale del tema dell’inconscio. L'incipit del Manifesto del surrealismo:

Tanto va la fede alla vita (alla vita reale, s'intende, con ciò che essa ha di più precario), che alla fine questa fede si perde.