Anna Karenina secondo Natalino Sapegno

Un'eroina tragica di cui ci si innamora

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Anna Karenina è un personaggio che può far innamorare i lettori perché è un personaggio straordinariamente vivo: a sostenerlo è Natalino Sapegno, che per una volta depone le vesti di studioso di letteratura e assume quelle di lettore. Sapegno, che racconta di aver scoperto la letteratura russa già negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, sottolinea la sorprendente lucidità di Anna. Mentre la Madame Bovary di Flaubert è una piccola  borghese provinciale nutrita di cattive letture e circondata da gente mediocre, Anna è un'eroina appassionata tragica nobile che dopo aver sperimentato la passione amorosa va incontro al suo destino. Secondo Sapegno le pagine di Tolstoj dedicate al suicidio di Anna Karenina sono tra le più grandi della letteratura di tutti i tempi.  

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch'era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s'era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n'era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s'erano licenziati.
Traduzione di Leone Ginzburg

Natalino Sapegno nasce ad Aosta il 10 novembre 1901. Dopo aver frequentato il Liceo classico di Aosta, si laurea a Torino nel 1922 con una tesi su Jacopone da Todi, in seguito pubblicata. Di formazione inizialmente crociana, è amico e sostenitore di Piero Gobetti e del suo periodico La Rivoluzione liberale. Nel 1924 si trasferisce a Ferrara, dove insegna per alcuni anni materie letterarie in istituti medi superiori. Si dedica in quel periodo particolarmente allo studio della letteratura italiana del Trecento, scrivendo il suo testo più noto: Il Trecento. Dopo aver tenuto corsi a Bologna e Padova, viene chiamato nel 1936 all'Università degli Studi di Palermo e, l'anno successivo, alla Sapienza di Roma, dove ha una cattedra fino al 1976: tra i suoi allievi, Nicola Tanda, Vittorio Sermonti e Alberto Asor Rosa. Dopo la seconda guerra mondiale, si accosta al pensiero di Gramsci, pervenendo nelle sue opere a una fusione tra storicismo e marxismo. Nel 1954 è nominato accademico dei Lincei. Fainoltre parte dell'Accademia dell'Arcadia, della Società Filologica Romana, della Societé Européenne de Culture, del Pen Club della Comunità Europea degli Scrittori. Dirige con Emilio Cecchi la Storia della letteratura italiana, pubblicata dall'editore Garzanti in nove volumi negli anni 1965-1969. Muore a Roma l’11 aprile 1990.