Ermanno Cavazzoni e l'Orlando Furioso

Uno scrittore e l'opera da cui trae ispirazione

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Secondo Ermanno Cavazzoni Ludovico Ariosto è stato uno dei più grandi autori mondiali di tutti i tempi. Ai tempi dell'Ariosto il poema cavalleresco era in gran voga; oggi non si è più abituati a leggere versi. Tra le figure preferite da Cavazzoni c'è quella di Astolfo, che vola leggero con il suo corno fatato, un cavaliere snob che si comporta come un grande pistolero nel western e non ha neppure bisogno di sfoderare la sua arma.

Questa riflessione ci viene da una delle voci più autorevoli della narrativa italiana. Cavazzoni, ricercatore e docente di poetica e retorica all'Università di Bologna, ha diretto prestigiose riviste letterarie e dato vita a una collana di narrativa co-diretta insieme ad altri amici e colleghi per l'editore Quodlibet. Ha collaborato con Federico Fellini al soggetto e alla sceneggiatura del suo ultimo film La voce della luna, tratto dal romanzo Il poema dei lunatici dello stesso Cavazzoni. Il suo libro La galassia dei dementi, pubblicato da La Nave di Teseo, è stato finalista al Premio Campiello 2018. Dall’Orlando furioso, canto XXXIV, 74-75, Astolfo sulla luna:

Non pur di regni o di ricchezze parlo,
in che la ruota instabile lavora;
ma di quel ch'in poter di tor, di darlo
non ha Fortuna, intender voglio ancora.
Molta fama è là su, che, come tarlo,
il tempo al lungo andar qua giù divora:
là su infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.
 
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde a giuoco,
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.