Franz Kafka e la sua Praga

Le testimonianza della nipote e di un amico

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Un filmato del 1963, diretto da Fernando Di Giammatteo, dedicato interamente alla città natale di Franz Kafka. I luoghi della vecchia Praga, medievale e barocca, lasciano affiorare il senso di angoscia che si respira nelle pagine delle sue opere più celebri. Intrigante e labirintica, la città antica restituisce in parte la duplice condizione di isolamento ed estraneità in cui visse lo scrittore. Duplice perché determinata dal suo essere ebreo e, allo stesso tempo, appartenente alla borghesia di lingua tedesca. L'antica e bellissima sinagoga, con le macchie di sangue che testimoniano ancora i pogrom del Seicento, rivela la presenza, che il giovane Kafka doveva avvertire, di un passato di persecuzioni, e insieme suggerisce quella che probabilmente fu la sua speranza di un futuro libero dal dedalo dei ricordi. Le radici ebraiche di Kafka, a cui questi luoghi rimandano, non furono un fatto sociale o religioso, bensì uno stato d’animo, un modus vivendi che segnò tutta la sua esistenza. Una nipote, figlia di Ottla Kafka, parla del conflittuale rapporto dello scrittore con il padre, e del fatto che nessuno in famiglia prendeva sul serio il lavoro di Kafka come scrittore, mentre il vecchio amico e biografo Gustav Janouch, in un’altra intervista, ne traccia un personalissimo ritratto. Il video si conclude con un'esplorazione delle stanze di un appartamento abitato dai Kafka prima della deportazione ad Auschwitz. Ricorda Janouch:

Io fui colpito dalla grandezza umana di Franz Kafka. Franz Kafka aveva un rapporto di generosa simpatia con tutti gli uomini. Non esisteva un uomo troppo grande o troppo piccolo per lui, ognuno era degno della sua amicizia. La simpatia per l'umanità lo condusse nella sua gioventù nelle file dell'organizzazione anarchica.

 

Franz Kafka nasce a Praga il 3 luglio 1883. Figlio di un agiato commerciante ebreo, ha col padre un rapporto tormentoso. Il fidanzamento con Felice Bauer, interrotto, ripreso, poi definitivamente sciolto, la relazione con Dora Dymant, con cui convive dal 1923, testimoniano la ricerca di una stabilità sentimentale che non raggiunge mai. Studia Giurisprudenza, si laurea nel 1906 e si impiega in una compagnia di assicurazioni. Malato di tubercolosi, soggiorna per cure a Riva del Garda (1910-12), poi a Merano (1920) e, da ultimo, nel sanatorio di Kierling, presso Vienna, dove muore il 3 giugno 1924. Nel 1913 esordisce con la racconta di prose, Meditazione. Nel 1916 pubblica il suo racconto più celebre La metamorfosi. Il 1916 è l'anno di La condanna, seguono poi Nella colonia penale (1919), Il medico di campagna (1919), La costruzione della muraglia cinese e tre romanzi incompiuti: America (1924), Il processo (1924) e Il castello (1926).