L'Ulisse di Joyce. Un libro che cambia la vita

Enrico Terrinoni e Gabriele Frasca

Nel filmato, tratto da una puntata speciale di GAP (Generazioni alla prova), realizzata da Francesco Iannello e Margherita Mearelli, il poeta Gabriele Frasca, studioso di Joyce ed Enrico Terrinoni, traduttore e curatore per l’edizione Newton Compton dell’Ulisse, ci accompagnano dentro uno testi più complessi e ostici della letteratura: l'Ulisse di James Joyce. Un romanzo nel quale i personaggi e gli spazi collidono l'uno contro l'altro. E che gli studenti del Liceo Vico di Napoli hanno provato ad attualizzare e fare propri. Nell'introduzione Carmelo Bene parla del libro di Joyce, che definisce un testo che gli ha cambiato la vita.

Scegliere un libro? Non si può scegliere un libro. Ecco, se proprio bisogna farlo allora si sceglie un libro che abbia cambiato una vita. Ebbene, l’Ulisse di Joyce, avevo allora ventidue anni, cambiò la mia vita completamente, radicalmente. Carmelo Bene    

È vivo ed umano, mi sembra di sentire il rumore delle conchiglie leggendo quelle pagine



James Joyce nasce a Dublino il 2 febbraio 1882, primogenito di una numerosa famiglia della buona società irlandese, di forte tradizione cattolica e nazionalista che lo iscrive nei migliori collegi cattolici della città. Le condizioni della famiglia peggiorano, fino ad arrivare alla povertà dopo la morte della madre (1903). Dopo la laurea, spinto dal vago proposito di studiare medicina alla Sorbona, trascorre un breve periodo a Parigi. Tornato a Dublino, lavora per un periodo come insegnante privato e nel 1904 sposa Nora Barnacle (che gli rimane accanto tutta la vita, dandogli due figli, Giorgio e Lucia). Dopodiché lascia definitivamente l'Irlanda. Trasferitosi prima a Pola e, l’anno seguente, a Trieste - dove rimane (salvo una breve parentesi romana fra il 1906 e il 1907) fino al 1915 - insegna alla Berlitz e in altri istituti. Nel frattempo nasce l'amicizia con Italo Svevo. La guerra lo costringe a lasciare Trieste per Zurigo, dove entra in contatto con Pound e intreccia molte amicizie. Nel 1920 si trasferisce a Parigi, dove rimane vent’anni, frequentando Valéry-Larbaud, Aragon, Eluard, Th.S. Eliot, Hemingway, Fitzgerald, Beckett. Lì nel 1922 pubblica Ulysses, grazie al rapporto di stima con Sylvia Beach, fondatrice della libreria-editrice Shakespeare and Company. Per curare la figlia Lucia nel 1934 incontra Carl Gustav Jung, grazie al quale approfondisce le conoscenze sulla psicologia del profondo. Lasciata la Francia a causa della guerra imminente, si stabilisce nuovamente a Zurigo, dove muore il 13 gennaio 1941 praticamente cieco a causa di una malattia degli occhi che lo ha accompagnato per tutta la vita.