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Jaqueline Risset: la Francia e Leopardi

Un'iniziale diffidenza

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La poetessa, critica letteraria e traduttrice francese, Jaqueline Risset racconta la ricezione in Francia di Giacomo Leopardi e le iniziali difficoltà che riscontrò nel proporne la traduzione e la pubblicazione agli editori.

Mi stupivo che in Francia Leopardi non si conoscesse. Ho provato a dire a degli editori che bisognava tradurlo, ma loro mi dissero che Leopardi non era noto e se si fosse pubblicato nessuno lo avrebbe letto

Secondo gli editori francesi ai quali propose la poesia e gli scritti di Giacomo Leopardi, infatti, il pubblico d'oltralpe non era avvezzo a quel tipo di narrazione e non avrebbe mai acquistato una traduzione dello scrittore di Recanati. 

Jacqueline Risset nasce a Besançon il 25 maggio 1936. È stata critico letterario, traduttrice e docente universitaria. Specialista di Dante, ha tradotto in francese la Divina Commedia. Dal 1967 al 1982 è stata membro del comitato di redazione della rivista Tel Quel. Già allieva dell'École normale supérieure, ha insegnato letteratura francese all'Università degli Studi Roma Tre, dove ha diretto il Centro di Studi italo-francesi. È stata inoltre nel comitato di redazione della rivista Poesia Mensile internazionale di cultura poetica. E' morta a a Roma il 3 settembre 2014. 
 

Giacomo Leopardi è stato uno dei più grandi poeti e scrittori della letteratura di tutti i tempi e uno dei principali esponenti del romanticismo letterario. Nato a Recanati il 29 giugno 1798, Giacomo Leopardi ha spesso tratto ispirazione dal “natio borgo selvaggio” in cui sono stati scritti, fra il 1819 ed il 1821, i Piccoli idilli, che denotano una profonda maturità stilistica ed una notevole ricchezza di temi; L’Infinito, che appartiene a questo gruppo di liriche, ne è un esempio. Negli Idilli emergono già i temi che accompagneranno Leopardi per tutta la vita, attraversando l’intera produzione poetica: il contrasto fra felicità e infelicità, le promesse vane della Natura, l’amore percepito come miraggio, e soprattutto il grande tema del dolore. La salute cagionevole infatti, e una progressiva malattia agli occhi, contribuiscono a una visione cupa e a volte crudele della condizione umana. Come emerge dall’evolversi del suo pensiero, raccolto nelle pagine dello Zibaldone e nella sua opera poetica, come nei Canti e nelle Operette morali, in cui il dolore è cifra costante di ogni esistenza umana, che assurge a verità universale. L’estensione del pessimismo a ogni essere vivente coincide per Leopardi con la raggiunta consapevolezza che il male e il dolore non sono un portato della storia e dell’ineludibile conflitto tra ragione e natura, ma discendono dalla natura stessa, che non è più madre benigna e consolatrice, bensì matrigna crudele che si nutre dell’infelicità dell’uomo per sopravvivere. Giacomo Leopardi muore a Napoli il 14 giugno 1837.