Il fu Mattia Pascal raccontato da Geno Pampaloni

Il romanzo pirandelliano sulla crisi d'identità

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Il Fu Mattia Pascal pone un tema che verrà poi lungamente ripreso da Pirandello nelle opere successive e nella propria vita: quello della crisi d'identità.


Così l'italianista Geno Pampaloni commenta il Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello in un'intervista che è accompagnata da sequenze tratte dall’omonimo film di Marcel L'Herbier. Pampaloni propone la propria interpretazione del romanzo e dei personaggi di Luigi Pirandello. La vicenda di Mattia Pascal, che diventa Adriano Meis e poi torna ad essere, infelicemente, se stesso, affascina Geno Pampaloni perché pone un problema poi largamente diffusosi, quello della crisi d'identità. Lì Pirandello è colto dalla sua ansia di scrittore, di attraversare la Maginot del naturalismo.
Parlare del Mattia Pascal, per Pampaloni, significa inoltre parlare dell`interessamento di Pirandello per la teosofia e lo spiritismo, dell'ispirazione "scultorea" dei suoi personaggi, di quella Roma piccolo-borghese, farisaica, ipocrita, meschina, che lui tanto aborriva (diversa dalla Roma di D'Annunzio e di Borgese), e dell'umorismo che sta alla base di questo celebre romanzo.

Luigi Pirandello nasce nel 1867 ad Agrigento da una famiglia borghese di agiate condizioni. Dopo il liceo si iscrive all’Università di Palermo, poi alla facoltà di lettere a Roma e successivamente si trasferisce all’Università di Bonn, in Germania, dove nel 1891 si laurea in filologia romanza. Dal 1892 si trasferisce a Roma e si dedica completamente alla letteratura. Nel 1893 scrive il suo primo romanzo, L’esclusa, e nel 1894 pubblica una prima raccolta di racconti, Amori senza amore. Nello stesso anno sposa ad Agrigento Maria Antonietta Portulano. Nel 1896 scrive la sua prima commedia, Il Nibbio. Dal 1908 diventa docente di ruolo presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma. Nel frattempo pubblica saggi e articoli su varie riviste, tra cui il “Marzocco”. Nel 1903, a causa di un allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito, avviene il dissesto economico della famiglia di Pirandello. A questa notizia la moglie ha una crisi che sprofonda in follia. Perse le rendite, Pirandello è costretto ad intensificare la produzione di novelle e romanzi (1904-1915). Scrive inoltre soggetti per film per l’industria cinematografica. Dal 1910 Pirandello ha il primo contatto con il teatro, rappresentando Lumìe di Sicilia e La morsa. Dal 1915 la produzione teatrale si infittisce: tra il 1916 e il 1918 scrive Pensaci Giacomino!, Loilà, Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti. Dal 1920 il teatro di Pirandello inizia ad avere un enorme successo: del 1921 sono i Sei personaggi in cerca di autore, che rivoluzionano il linguaggio drammatico. I drammi pirandelliani vengono rappresentati in tutto il mondo, e Pirandello segue le compagnie in Europa e in America. Dal 1925 assume da direzione del Teatro d’arte a Roma. Si iscrive al partito fascista, così da avere appoggi da parte del regime. Negli ultimi anni di vita Pirandello si dedica alla pubblicazione delle sue opere: Novelle per un anno (novelle) e Maschere nude (teatro). Nel 1934 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Si ammala di polmonite e muore nel 1936, lasciando incompiuto I giganti della montagna.